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Introduzione
Critica
Webografia

Feathers

di Daniele Follero
Ci eravamo persi qualcosa. Qualcosa di importante.Il panorama della musica indipendente è così vasto che è inevitabile sfugga qualcosa ed è un gran piacere scoprire che a volte si è solo in leggero ritardo. Degli americani Feathers, per esempio, ci è sfuggito solo un EP, ma possiamo ancora recuperare…

 

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  • My Apple Has Four Legs
  • Coral Fingers
  • The Rise
  • Coffee Bean
  • Old Cutler

Absolute Noon (Hometapes, 2005)

di Daniele Follero

Strano esordio quello di questo trio di Miami (per la Hometapes, interessantissima label con sede in Colorado e purtroppo non ancora distribuita qui da noi) che, invece di cominciare la sua carriera discografica con un album, preferisce esordire con una trilogia di ep giunta, nel corso di un anno, al secondo capitolo.
Se “ufficialmente” la band è formata da tre musicisti (Eddie Alonso - tastiere, synth e chitarre; Matt Crum - batteria e marimba; Eric Rasco - basso e synth) in realtà l’organico strumentale è di una ricchezza impressionante (violoncello, violino, flauto, clarinetto, trombone, armonica) e annovera musicisti del calibro di Fred Lonberg Holm e Paul Mertens, quasi tutti provenienti da Chicago, dove entrambi i dischi sono stati registrati.
Chi pensa che il rock orchestrale abbia esaurito la sua forza espressiva trent’anni fa dovrà probabilmente ricredersi ascoltando Absolute Noon: un omaggio a band come Camel e Caravan, filtrate attraverso tutta la tradizione del progressive, dagli Yes ai King Crimson.
Melodie apparentemente semplici, zappiane nell’articolazione timbrica cui si aggiungono arrangiamenti raffinatissimi, come nel vivace sinfonismo della conclusiva Old Cutler. (7.3/10)

  • Skara Brain
  • Tone Poem
  • Iron Mountain
  • Ap(Parente)-Synthesis
  • Mint Cairo

Synchromy (Hometapes, 17 ottobre 2006)

di Daniele Follero

Diversa l’impostazione del secondo capitolo della trilogia, Synchromy, che pur mantenendo una struttura orchestrale “progressiva” di ampio respiro, dal gusto differentemente old-style rispetto al lavoro precedente, affonda le sue radici nel jazz-rock (Mint Cairo), nell’elettronica post-Kraftwerk (Tone Poem) e nella psichedelica sixties (Skara Brain).

Dopo due lavori di questo livello è inevitabile chiedersi quale sarà la chiusura del cerchio. Se la scelta della trilogia nasconde qualche religiosa ambizione alla perfezione, manca davvero poco a raggiungerla. (7.3/10)