Eugenio Maggi alias Cria Cuervos e la sua produzione già copiosa, con uno stile in continua evoluzione, capace di passare dalle acerbe e crude sperimentazioni degli inizi all’evidente maturità dei recenti album, in cui dimostra padronanza dei drones sonori sposati con selezionati field recordings.

Prima presentimenti, sensazioni, ora si è manifestata chiaramente la tanto decantata genia di musicisti o sound artist cresciuti nella democrazia dei mezzi. Una generazione di confine in bilico tra l’esperienza maturata negli anni dell’adolescenza con strumenti a corde e tamburi in band rumorose e non, e l’esperienza epifanica acquisita davanti ai primi magici software musicali, che hanno permesso di fare tutto e il contrario di tutto. Qualche nome: Matteo Uggeri, Luca Sigurtà, Fhievel, Punck, e la star del momento Fabio Orsi. In mezzo a questa lista non può mancare il nome di Eugenio Maggi, con il suoprogetto Cría Cuervos di ricerca sonorache si muove lungo traiettorie care all’isolazionismo dei vari Lustmord, Thomas Köner e Lull, ma anche di proposte più recenti come gli Æthenor.
Dietro questo curioso moniker – che deriva da un proverbio spagnolo ("Alleva corvi e ti caveranno gli occhi") – si cela un ragazzo tanto schivo quanto produttivo con già una decina di uscite discografiche, tra cd, cd-r. net-release e apparizioni su compilation. Il suo è uno stile in continua e rapida evoluzione, capace di passare dalle acerbe e crude sperimentazioni di Cancroregina (Immanence Records, 2003) all’evidente maturità dei recenti Vor Feuerschlünden (Afe Records, 2007), Ilauna (Locus of Assemblage, 2007), in cui dimostra piena padronanza dei drones sonori sposati con selezionati field recordings.
Maggi inizia per pura curiosità sul finire degli anni Novanta, avendo a disposizione solo un registratore quattro piste e degli strumenti analogici rudimentali per lo più prestati da amici. Eugenio raggiunto via mail ammette: “Leidee eranoconfuse e i risultati discutibili”, tuttavia da quelle sessions nasce una cassetta autoprodotta condivisa a metà con l'amico Fabio Battistetti/Eniac, con il quale Eugenioaveva già improvvisato un paio di volte dal vivo. Segue una pausa di qualche anno durante il quale approda alla maggiore duttilità e accessibilità del suono digitale prodotto dal computer. “Questo mi ha permesso di cambiare stile e approccio, ho quindi cominciato a concentrarmi essenzialmente sui drones”. Queste prime e promettenti elucubrazioni in salsa digitale, andranno a formare Cancroregina (Immanence Records, 2003), primo vero e proprio tassello della carriera a nome Cría Cuervos; una esplorazione di lande fredde ed inospitali, dove la presenza umana rimane solo un lontano ricordo, ma anche una colonna sonora ideale per un ipotetico “dietro le quinte” di un film come Eraserhead. “Cancroregina ha un suono ancora un po' grezzo (è stato mixato con SoundForge, 2 tracce alla volta) ma a cui sono molto affezionato”. Un suono ruvido e quadrato, quindi, che ha radici più o meno lontane, in quella scena e fucina di talenti che è stata l’hardcore screamo italiano del decennio scorso. “Credo sia stata una stagione davvero notevole, se non altro per le energie che ha messo in ballo. Con l'etichetta e la distribuzione che avevo allora ho coprodotto alcuni dischi, come il secondo sette pollici degli Altro, Molto Rumore per Nulla, ROID, Disarm. Anche se già allora ascoltavo elettronica, folk, rumorismo. È stato un momento molto favorevole per la scena musicale italiana, lì certe contaminazioni iniziavano ad attecchire”. Queste contaminazioni hanno creato terreno fertile per accendere la sacra fiamma della sperimentazione sonora. “Ho semplicemente iniziato a suonare quello che volevo, una volta imparati i rudimenti tecnici per farlo da solo. Ma come ti dicevo prima erano "lande" che da ascoltatore e recensore frequentavo da tempo” .
Si arriva così al 2007 – nel frattempo escono vari cd-r su taâlem, Twenty Hertz e Mystery Sea – l’anno che ha visto l’uscita di ben tre dischi a nome Cria Cuervos ovvero: il tagliente Vor Feuerschlünden (Afe Records, 2007), il breve ma incisivo Ilauna (Locus of Assemblage, 2007), la seconda puntata della collaborazione droney con l’inglese Paul Bradley ovvero Moraines II (Small Voices, 2007) e anche la partecipazione alla compilation di field recordings The Dielectric Field Recording All-Stars - RE:record (Dielectric Records, 2007). “Vor Feuerschlündenha avuto una gestazione molto più rapida rispetto ai miei standard, è piaciuto subito ad Andrea Marutti di Afe Records– con il quale ero in contatto da anni – Mentre Moraines II è stato assemblato da Paul riutilizzando, spesso in modo molto diverso, i suoni "grezzi" che gli avevo inviato per Moraines, insieme a materiale nuovo di entrambi. Sono due pezzi inevitabilmente imparentati, ma anche speculari. Il secondo è molto più scuro, privo di quei momenti luminosi che erano presenti nel primo. Curiosamente, il remix-rilettura di Liles (che ha lavorato su materiale del primo Moraines, e non credo avesse ascoltato la nuova versione) sembra andare nella stessa direzione”. Un anno particolare il 2007 per Eugenio in cui ha avuto l’onore di collaborare con il mito vivente del noise/industrial italiano ovvero Maurizio Bianchi. “La collaborazione con MB è nata dopo qualche scambio di email, partito da un suo ringraziamento per una mia recensione. Credo che già questo la dica lunga sulla gentilezza e l'umiltà di Maurizio. Per me è stato un onore lavorare con Bianchi, che per me è sempre stato un autore esemplare. Per la collaborazione, gli ho inviato alcuni suoni grezzi che ha looppato e filtrato nel suo stile, inviandomi anche delle tracce di synth. A quel punto ho modificato ulteriormente i suoni di base e mixato il tutto, tra inconvenienti di ogni tipo. Entrambi siamo molto soddisfatti del risultato, che è un lavoro cupissimo capace di fondere gli elementi più ossessivi della nostra (non)musica”.
Inutile dire che il Signor Alleva Corvi abbia per il 2008 in cantiere già parecchie uscite discografiche, oltre ad un progetto harsh noise nuovo di zecca denominato Slave Auction. Eugenio Maggi/Cría Cuervos è la dimostrazione lampante di come l’avvento del digitale abbia permesso l’emersione di realtà di nicchia certa ma non per questo meno meritevoli di attenzione.

Parte stridente e dissonante Ilauna, con quel suo sferragliare metallico tipico da epopea industrial-noise. L’assenza di un vero e proprio centro gravitazionale incute ancora più timore. Poi verso la metà la mutazione: il metallo passa dallo stato solido allo stato liquido. È la quiete a prendere il sopravvento, ma sempre perturbante, toccando lande non tanto lontane dai primi episodi dei My Cat Is An Alien. Una peculiarità di Cría Cuervos è di sapere gestire pochi elementi, tendenti quasi al minimalismo, per poi combinarli in quadri sonori sempre nuovi ed avventurosi, qualità non secondaria nello stagnante genere post industrial, ed per questo che è in grado di sorprendere ad ogni nuovo ascolto. Un piccolo gioiello in sole 100 copie, per cui meglio affrettarsi. (7.0/10)
Moraines II vede sempre impegnato Cría Cuervos questa volta assieme al dronemaster inglese Paul Bradley. La prima collaborazione tra due, Moraines (Twenty Hertz/ Sileat, 2006), era un’ottima sintesi tra la capacità di maneggiare field recordings di Cría Cuervos e i drones ipnotici e magnetici di Bradley. Stesse traiettorie anche per questo disco che esce per la nostrana Small Voices: suoni concreti, rumori ambientali, drones meditativi e silenzi. Un’unica traccia di 57 minuti che al suo interno cela tante piccole tracce che attraversano la mente e il corpo in un fluire ininterrotto di sonorità e sensazioni sinistre ma anche illuminanti. In coda anche un remix/rilettura ad opera di Andrew Liles, già collaboratore di Nurse With Wound e stimato solista, fatto di luci, la parte finale sorretta da un malinconico piano, ed ombre, la cupissima e dronante prima metà. Per chi segue i due artisti coinvolti, da avere assolutamente, essendo di qualità superiore alla somma delle singole parti. Per tutti gli altri: rischiate l’acquisto, sono certo che non ve ne pentirete.