Scemata, almeno per il momento, l'ondata positiva delle idee firmate Anticon, il vento dell'hip hop più avanguardista soffia verso occidente e si tinge di scuro. Una miscela di hip hop hardcore-style, dark wave ed elettronica, con un'attitudine tendenzialmente rock nell'approccio da far invidia ai Cypress Hill. Tappeti sonori inquietanti, chitarre distorte e rapping aggressivo ed ipnotico dipingono paesaggi apocalittici pronti a fare da perfetto contraltare al rap da sylicon valley tutto bulli, pupe e ritornelli.

Coaxial è il nome di un duo californiano, o meglio, Beegs Alchemy (voce e programming) e David K (programming e scratching) si sono incontrati a Long Beach nel 2004, ma provengono entrambi dai circuiti hip hop della Virginia.
Il nome di Beegs Alchemy era già circolato in precedenza anche negli ambienti dell’indie rock per una collaborazione con i Free Moral Agents nel brano Intinctively Contact. Una volta in California i due sono venuti a contatto con gente come Ikey Owens (FMA) e Omar Rodriguez Lopez dei Mars Volta che hanno contribuito a dare vita al loro esordio

The Phantom Syndrome è un ep che mescola nuova e vecchia scuola hip-hop aggiungendo chitarra, basso e tastiere che danno un’impronta più “live” al lavoro. Il rapping di Beegs Alchemy ricorda vagamente il primo Eminem nel suo stile declamatorio e cadenzato, ma è la musica a fare la differenza: i beats sono tipicamente hip-hop e fanno da base ritmica a un sound molto oscuro, parente non troppo lontano del dark core dei Cypress Hill. Ma diretti riferimenti possono trovarsi anche tra “creativi” come El-P, Company Flow e DJ Shadow.
La chitarra di Omar Rodriguez e il basso di Christopher McKinnon aggiungono, in No Exiler e Laughing Machines (i brani indubbiamente più interessanti) una vena rock che rende più aggressivo un sound già teso e incazzato, mentre l’uso dei mini moog e di altri strumenti elettronici testimonia, ancora una volta, quanto al giorno d’oggi sia interessante e prolifica la ricerca musicale nell’ambito dell’hip hop che sempre più raramente si limita ad essere un semplice rimare su una base musicale. (7.0/10)

L’EP d’esordio ci aveva già preannunciato ciò che di buono, potenzialmente, poteva venir fuori da questo duo californiano proveniente dai bassifondi hip hop della Virginia. Nel momento meno felice della Anticon, che negli ultimi due anni sembra aver virato un po’ troppo verso i territori dell’ambient e del pop, un disco come questo fa ben sperare chi ha visto di buon grado le sperimentazioni sull’hip hop di cui è stata pioniera la label newyorchese. Beegs Alchemy e David K., nel loro primo lavoro full-lenght accentuano moltissimo le tinte già molto scure di The Phantom Sindrome, lasciando molto spazio a lugubri tappeti sonori e a sampler dalle atmosfere orrorifiche, accompagnati da breakbeat sghembi che si alternano a ritmi più marcati e lenti, quasi doom. Quella vena rock, che pure si imponeva nel precedente lavoro come elemento di originalità, rimane piuttosto in sordina o, comunque, si nasconde nel sound sottoforma di attitudine. Come dire che in Coaxial, dietro le atmosfere morbose di una dark-wave spinta alle estreme conseguenze, convive la forza dell’”azione diretta” del rock.
L’inizio dell’album mette i brividi: It’s Not My Voice si apre con cori da chiesa, synth e una sezione ritmica dal lento incedere, infarcita di breakbeats che sembrano usciti direttamente dalla testa di Alias. Su questo scenario da film di Dario Argento, si inserisce la voce di Beegs Alchemy, a metà tra Eminem ed El-p, che scandisce versi in stile fortemente declamatorio e aggressivo.
La tensione non si palca, anzi. In Accept Your Insanity il ritmo si fa più incalzante e il tono ancora più apocalittico, con i beats che impazziscono e i “tappeti” che avvolgono tutto il sound.
L’impronta dell’album non si modifica molto nel corso della mezz’ora di durata del disco, se si eccettua qualche momento più “leggero”, che lascia spazio alla chitarra (la strumentale Recluse) e al pianoforte (Illusion), addolcendo, anche se di poco, la sensazione da “pugno in faccia” che si prova ascoltando brani come Dragonsnot, The Collapse Of Polaris o Strange Days.
In Coaxial l’hip hop è più vivo che mai, ma si tinge totalmente di nero e si misura con la creatività dei mezzi elettronici senza riserve e pregiudizi di sorta. Forse quelli della Anticon farebbero bene a volgere lo sguardo ad occidente del loro paese qualora avessero ancora voglia di trovare qualche motivazione a rimettersi sulla retta via, peraltro tracciata proprio da loro. (7.5/10)