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Cloudland Canyon

di AA.VV.
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Foto: Carla Bozulich

 

 

 

  • Opening/Ice Of Rift
  • Clearlight Entry
  • Carolina Foxtail/Sea Chirp
  • Field Ghost
  • Coastal Breathe
  • Holy Canyon (Vanquish)
  • Joyful Noise
  • Secondary Chanting
  • Summer cloth
  • BrightBeijing

Requiems Der Natur 2002-2004 (Tee Pee / Goodfellas, 13 giugno 2006)

di Giancarlo Turra

La vicenda dietro Cloudland Canyon (bellissimo nome di un luogo realmente esistente in Georgia, U.S.A.) s’inserisce nel solco e la dice lunga sull’attitudine delle nuove generazioni: Kip Uhlhorn è chitarrista nei newyorchesi Panthers dopo uno ieri urlato con The Red Thread; nel 2002, lungo un tour delle Pantere nel vecchio continente, s’imbatte nel polistrumentisti tedesco Simon Wojan col quale inizia un fitto scambio di nastri. L’anno seguente i due si ritrovano in uno studio della Grande Mela, e quanto ne esce è nuovamente sottoposto a ulteriori manipolazioni che danno come frutto le dieci tracce contenute in questo disco.

E’ giusto in quel composito calderone del post che possiamo collocare la proposta di Kip e Simon, stratificazione di (Hosianna) mantra vocali e vaporosi bordoni di tastiere, su cui talvolta s’inserisce una lontana melodia folk nello stile di quell’altra Bristol e di casa Kranky. Non solo: in BrightBeijing l’influenza ricorrente dei Labradford è condotta a estremi noise isolazionisti, mentre a mettere in chiaro svariate radici “post”, echi distinti dei corrieri cosmici si levano da Opening/Ice Of Rift e Clearlight Entry, l’avanguardia classica minimale fa cadere in trance con Coastal Breathe e l’oasi di trasfigurazione alla Fahey imbrattata da elettronica si manifesta puntuale in Field Ghost.

Intrigano non poco questi requiem per madre natura – su tutto la meraviglia jazz sahariana su sfondi prossimi al dub Holy Canyon (Vanquish) e l’umore pop da Silver Apples sedati di Carolina Foxtail/Sea Chirp - nonostante una certa disorganicità che affiora in alcuni episodi, limite peraltro connaturato a materiali cronologicamente eterogenei. Nell’insieme, in ogni caso, le idee sono porte con discernimento e abilità bastanti al convinto applauso, e inducono la speranza che non si tratti di un isolato messaggio nella bottiglia abbandonato nel tumultuoso flusso del presente. (7.0/10)

  • Dambala 
  • Silver Tongued Sisyphus

Silver Tongued Sisyphus (Kranky / Wide, 17 settembre 2007)

di Antonello Comunale

Dopo il buon credito tributato al disco d’esordio, Kip Uhlhorn e Simon Wojan si rifanno vivi sotto l’egida che è loro più consona. Quella della chigaoana e benemerita Kranky, cui ormai non par più vero di mettere sotto contratto gente che è stata influenzata dal suo stesso catalogo. Questo Silver Tongued Sisyphus è un EP di riscaldamento, quasi per prendere confidenza con la nuova label in attesa di pubblicare un vero disco nuovo nei primi mesi del 2008. I due lunghi brani ci raccontano la stessa fiaba kraut dell’esordio, ma ancora più dispersa nella lanugine cosmica. Il primo brano, Dambala, è nebuloso e ansiogeno. Come una nuova installazione firmata da Brian Eno con gli Harmonia. Una pesante nebbia cosmica si stempera via via in un Eden malizioso. Il secondo, che dà il titolo al disco, sembra fare il verso agli Amon Dull  e ai Cluster. Insomma… d’accordo che siamo in epoca di riscoperta per via del Krautrocksampler di Julian Cope, ma rifare ora quello che i tedeschi facevano tra gli anni ’60 e ’70, senza apportarvi nemmeno un minimo di aggiornamento all’epoca attuale o un gusto da modernariato kitsch, fa sembrare tutto parecchio vecchio e anacronistico. (6.0/10)

  • Krautwerk
  • White Woman
  • You & I
  • Scheiße Schatzi, Auf Wiedersehen
  • Heme
  • Lie In Light
  • Mothlight Part

Lie In Light (Kranky, aprile 2008)

di Antonello Comunale

Kraut, kraut e ancora kraut. Anzi no, Krautwerk. I Cloudland Canyon avevano promesso un disco su Kranky per i primi mesi del 2008 ed eccolo qui: Lie in Light. Inizia subito con l’omaggio/sberleffo di Krautwerk, che messa così in apertura fa anche pensare alla classicissima Krautrock dei Faust. Poi si prosegue sguazzando completamente nel mare magnum della più classica psichedelia made in Alemagna, con un gusto più Neu del solito nei brani che viaggiano sulle ritmiche motorick d’ordinanza. Si vedano le passeggiate febbrili con voci iper trattate di You & I, Heme e Mothlight part 1. Le cose migliori però arrivano quando il delirio si stempera nell’onirismo cosmico. Scheisse Schatzi, Auf Wiedersehen! è pura e semplice visione ultraterrena alla Popol Vuh e Lie In Light uno sguardo oltre la sfera celeste come avrebbero potuto farlo i Tangerine Dream. Il vecchio appassionato di krautrock troverà in questo disco tutte le cose al posto giusto. Un disco del 2008 che sembra fatto nel 1978. Il dubbio che esprimevamo sull’opportunità di trafficare nuovamente con gli stilemi kraut in maniera così calligrafica però rimangono. Almeno il post rock cercava di aggiornare le gesta dei tedeschi psichedelici all’aria dei tempi. I Cloudland Canyon invece vogliono proprio tornare indietro nel tempo. (6.0/10)