
Björn Kristjánsson è il cantautore, insegnante di musica, arrangiatore per teatro e danza moderna che si cela dietro la sigla Borko. Un personaggio stravagante e poliedrico, molto conosciuto nel panorama musicale islandese per aver contribuito a scrivere canzoni per band emergenti. Insomma, uno che non riesce a stare fermo. Ma, paradossalmente, Celebrating Life è arrivato alla luce dopo addirittura sei anni di gestazione. Otto canzoni (cinque strumentali) impastate con elementi umani e artificiali: c’è l’anima folk indissolubilmente intrecciata a quella elettronica. Ma non abbiate paura: stavolta Morr e indietronica non vanno a braccetto. Borko ci regala malinconici paesaggi cinematici composti con un fare artistico degno di un arrangiatore/produttore vero e proprio.
Alla base di ogni traccia è la componente acustica (chitarra) a dettare delicatamente il passo, ma ad essa vanno man mano ad aggiungersi strati su strati sonori che finiscono inevitabilmente per saturare l’atmosfera, senza mai però soffocare la gentilezza di fondo. Infatti, è proprio quella capiente leggerezza stilistica con cui riesce a incastrare magistralmente elementi eterogenei come fiati, orchestrazioni, sintetizzatori, vibrafono, archi, rumori di fondo, etc., a contraddistinguere positivamente il Nostro. Il giusto equilibrio compositivo che fa sì che la malinconia non prenda il sopravvento sulla ricerca sonora e viceversa. Immaginatevi un ideale punto di contatto tra i Mum, Mugison e soprattutto i Jaga Jazzist più riflessivi. Certo non tutti gli episodi sonno all’altezza della coppia iniziale costituita dalla sigurrossiana Continental Love e della struggente Spoonstabber, dove è addirittura il Beck di Sea Change ad essere evocato. Una certa ripetitività prende lentamente piega nel corso dell’album. Ma, nonostante ciò, Celebrating Life colpisce per esser riuscito a coniugare folk ed elettronica in maniera del tutto poetica senza banali derive indietroniche. Dall’Islanda, una ventata d’aria fresca in casa Morr. (6.7/10)