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Blevin Blectum / Kevin Blechdom

di ©2003-2005 Edoardo Bridda e Michele Saran

 

 

 

 

 

 

 

Copertina: Blevin Blectum - Magic Maple (Paramedia / Bleakhouse, 2004)
  • Duckhunted
  • Benadrilled and taking on water
  • Pelican Part One
  • Pelican Part Two
  • Pelican Part Three
  • Pelican Part Four
  • It's All Becuzz
  • Oddly Angled Room
  • Your Wish is Taken for Granted
  • As a Bird Watches the Eyes of a Snake
  • As if Enraged
  • On the Rim of the World
  • Ease Blevin Blectum
  • Rommelpotted Blevin Blectum
  • Last Track Blevin Blectum
  • David & Justine, 47th and San Leandro

Blevin Blectum - Magic Maple (Paramedia / Bleakhouse, 2004)

di ©2004 Edoardo Bridda

Malefici puffi armati di trapano e basso crescono? Questo vien da chiedersi ascoltando il nuovo lavoro - e dando un’occhiata al package ricco di testi, giochi e disegni - dell'ex Blectum From Blechdom, Blevin Blectum. Il terzo album della musicista non abbandona i famigerati espedienti frullatore che hanno reso famosa la cosiddetta scuola di S. Francisco (Matmos, Lesser, Kid606…), ma non disdegna neppure un qualche tema conduttore.
Seppur nell’irriverente citazione, Magic Maple possiede un filo rosso che sembra condurci allo smalto della west-coast e persino alle voluttuose acrobazie del prog. Ne è un esempio Pelican, suite in quattro parti che scorre veloce e (imprevedibilmente) prevedibile: mescola di tutto - cosmica, exotica, drum’n’bass e tribalismi – mantenendo altresì una certa coesione. Lo stesso accade per i breakbeat e i ragamuffin passati ai solventi dei Mouse On Mars, fluidificanti sparsi un po' a prezzemolo nel disco che si mescolano a quelli più aspri dell’elettronica d’assalto.
Dalla summenzionata suite alle molte sabbie mobili di una futurologia proprio come la vorrebbe Karin Andersen, in brani come As A Bird Watches The Eyes of a Snake, Oddly Angled Room, Ease e Last Track è l’ironia a farla da padrone, beffa grazie alla quale seghe elettriche e voci aliene posso tranquillamente convivere con Hanna e Barbera e Star Trek, creando un effetto di curiosità più che suscitare l’effimero piacere del trash.
È proprio attraverso questa leggerezza e naivetè al fulmicotone che Blectum convince e si distingue rispetto all’amico e compagno d’avventure Lesser. Entrambi si domandano dove andrà a finire la drill-tronica al laptop (di cui sono stati indubbiamente protagonisti ed eroi per più di un giorno), eppure mentre il secondo cerca una propria via alla maturità senza trovarla, la prima rimane l’impertinente, accattivante, stordita sognatrice che è sempre stata. L'acero magico è pertanto una raccolta di brani intriganti e variegati che, pur contemplando entrambe le posizioni, non eccede né in funambolismi digital à la Kid 606 né in prese di posizione “adulte”. In definitiva potrebbe avvicinare un pubblico nuovo all’artista, senza che per questo lo zoccolo duro dei fan ne rimanga deluso. (6.3/10)

Copertina: Me and Giuliani Down By the Schoolyard (Warp/ Touch & Go!, 2003)
  • Coming
  • What You Wanna Believe
  • Invisible Rock
  • Suspended In Love
  • Joke As Self Intro
  • Love You From The Heart
  • The Porcupine And The Jellyfish
  • Get On Your Knees
  • Runaway Or Stay
  • Are You Fucking With Me
  • You Got Yourlself
  • Slow Me Down
  • Day To Day
  • There Are Other People
  • Johnny
  • Too Much To Touch
  • Torture Chamber
  • Songydong
  • Going To Sleep

Kevin Blechdom - Eat My Heart Out (Chicks On Speed / Wide, 14 giugno 2005)

di ©2005 Michele Saran

La macilenta Kevin Blechdom (vero nome Kristen Erickson) stavolta l’ha fatta grossa. Partita in quarta in duo con Blevin Blectum (Bevin Kelley) a formare - alla faccia degli scioglilingua - le Blectum From Blechdom, con quel loro dischetto meraviglia di The Messy Jesse Fiesta (Deluxe, 2000), si è data alla carriera solista. Tra il 2001 e il 2003 registra tre EP di surreale computer-pop (The Inside Story e I Love Presets su Tigerbeat6 e Your Butt su Dudini), poi raccolti in Bitches Without Britches (Chicks On Speed, 2003), che spiazzano la critica.

Coming, l’ouverture del nuovo album su Chicks On Speed non potrebbe essere più sfavillante: sormonto di pulsazioni eterogenee, ma tutte vitali nel loro slancio sonoro (sampler vibrante, synth elementare, gorgheggi, canto languido), florilegio Wendy Carlos del moog euforico, e finale esplosione con drum machine e coro gospel. Ed è tutto un susseguirsi frenetico di invenzioni spavalde, asprigne nelle loro associazioni di musical digitale, melodie burlesche e infantili, sonorità naif, sensibilità retrò, ma con un sapiente gusto vintage a riequilibrare il tutto.

Così nei cambi di registro (cartoon, EBM, new romantic glam-oriented) di Too Much To Touch, nel brevissimo siparietto clownesco di You Got Yourlself, nell’apocalissi per MIDI e strilli vocali di Runaway Or Stay, nel kitsch cabaret di The Porcupine And The Jellyfish, nella gag a perdifiato di What You Wanna Believe, nell’assalto di Cypress Hill stilizzati di Love You From The Heart, nelle solenni storpiature poptroniche They Might Be Giants di Torture Chamber, nello Zappa schizoide di There Are Other People, la cara Blechdom mette a zittire tutti.

Dall’altra parte abbiamo addirittura brani in cui quest’impavida cantautrice azzarda momenti di riflessione. Day To Day è una ballad atmosferica banjo-driven non dimentica di citazioni doo-wop, Suspended In Love fa staffetta tra marimba sdolcinati e lentoni in tempo ternario, con parodia della Madame Butterfly annessa, e Johnny ripercorre surrealmente gli Who di Tommy.

Eat My Heart Out è un panegirico sonoro di parole d’amore argute e velatamete sibilline, il cui valore emerge soprattutto in opposizione ad arrangiamenti che sono - per contrasto - esuberanti, kitsch e chic ad un tempo. La Blechdom vocalist è impacciata e passionale, e tanto basta. Presente una traccia video contente Countdown To Nothing, mini-musical girato con Lucile Desmory. (7.0/10)