Fondamentalmente un progetto del chitarrista, compositore e produttore Campbell Kneale tra drone music, echi di space rock malato, industrial music primitiva, turntablism e feedback, improvvisazione libera, psichedelia espansa e, negli ultimi lavori del combo, persino tracce evidenti dell'elefantiaco doom metal di Earth e soci.

Wellington, New Zealand, è stata la patria di uno degli ensemble più estremi dell'ultimo decennio; Birchville Cat Motel sono fondamentalmente un progetto del chitarrista, compositore e produttore Campbell Kneale (anche discografico con la piccola etichetta Celebrate Phi Phenomenon). Fortemente agganciato, almeno agli inizi, al suono “astratto” di luminari quali Alastair Galbraith, Roy Montgomery e forse anche Flying Saucer Attack, quello dei BCM è un percorso via via sempre più personale. Ed estremo. Drone music, echi di space rock malato, industrial music primitiva, turntablism e feedback, improvvisazione libera, psichedelia espansa e, negli ultimi lavori del combo, persino tracce evidenti dell'elefantiaco doom metal di Earth e soci.
Attivo sin dalla metà degli anni '80 con una selva di dimenticate band locali, Kneale fu ispirato da esperienze artistiche che fecero della Nuova Zelanda la Terra Promessa della musica più introversa e creativa dei medi anni '90 (Dead C, Wreck Small Speakers on Expensive Stereos, Gate e Handful of Dust). I suoi primi dischi sono rigorosamente homemade, ligi all'estetica del do it yourself, e quasi completamente stipati di esperimenti manipolatori alla chitarra. Una buona palestra che condurrà il Nostro ai primi acerbi dischi sotto ragione sociale Birchville Cat Motel. Birchville Cat Motel (Insample, 1997) e Siberian Earth Curve(Drunken Fish, 1998) appartengo già alla storia “emersa” dell'ensemble. L'uno si profila come anello mancante fra Dead C, Industrial Music e improdroning, laddove il secondo amplia l'epicità (vero marchio di fabbrica di Kneale e dei BCM) attraverso un uso creativo ed asciutto della manipolazione sonora. La selva di strumenti usati è notevole (chitarre, flauti, cembali), con imitazioni della musica quartomondista, drip painting di rumore astratto, e scorie schultziane d'elettronica wagneriana. C'è certamente tanto rumore, e proporzionato ad esso tanto ingegno. Dopo di che tutta una serie di uscite a raffica, negli anni dal 2000 al 2004.. Il canovaccio è quasi sempre lo stesso: live recordings dove chitarre trattate, nastri manipolati, strumenti giocattolo, violini, percussioni ed elettronica vanno a fondersi in una peculiare forma di droning. Sino ad arrivare al primo vero disco essenziale del combo. We Count These Prayers (Corpus Hermeticum, 2002) ci offre sette musicisti che suonano drone music estatica, e con echi “etnici”, con la compattezza di una piccola orchestra. Another Miners Light, Slow Vehicle Bay, Lazy Bone Digger, Shapeshifter e soprattutto la traccia eponima, soffiano leggeri, in una dimensione di pacata domesticità, folate di droning fortemente “manipolato”, ipnotico, circolare alla distanza, spesso cupo e orrorifico negli incipit, straniante ed estatico insieme.
Non vale poi tanto meno il doppio CD Beautiful Speck Triumph (Last Visible Dog, 2004). Tastiere, violini, percussioni, chitarre trattate come al solito. Ed ancora una volta si materializza una sinfonia, lungilinea e devota all'accumulazione di rumori sparsi che materializzino, attraverso sfregamento e abuso di (r)umori, uno dei tanti fantasmi della band, quello di una musica a metà fra il suono “naturale” di Lopez ed una sessione di jazz suonata da Gordon Mumma con i Pelt. With Maples Ablaze (Scarcelight, 2004) è un’altra tappa importante nella vicenda di Campbell, anche per il numero impressionante di collaboratori eccellenti (Glenn Donaldson, Peter Stapleton, Simon Wickham-Smith, Bruce Russell, Neil Campbell). Chi Vampires (Celebrate Psi Phenomenon, 2005) con i 28 minuti di Buckling Metal Snowflakes arriva a lambire il limite del suono agonizzante degli Earth e a fonderlo al primissimo Jon Hassel, e poi ancora il live 30th December 2004 (Celebrate Psi Phenomenon, 2005) sono almeno da menzionare. A Three Sparkling Echoes (Celebrate Psi Phenomenon, 2006) collabora, invece, Anla Courtis. Sparkling Echoes 1, 2 e 3 devono molto più ai cortocircuiti noise/freak dei BCM di Siberian Earth Curve che non alle abilità dell'argentino (ex Reynolds). Ma il risultato è sorprendente e gratificante a prescindere. Birds Call Home Their Dead (Celebrate Psi Phenomenon, 2007) è, sorprendentemente, rock. La title track muove su un 4/4 rock, effetti cosmici della chitarra dilatata e dell'elettronica acida. Bizzarra mossa, questa di Kneal, ma indubbiamente riuscita. Nuovi orizzonti si dischiudono adesso alla sua mente. E se solo saprà adattare al rock la condotta estrema dei suoi primissimi dischi, beh... aspettiamocene delle belle.

Il disco della rivincita del noise neozelandese, certamente uno dei picchi più significativi e ustionanti del prolifico Campbell Kneale, capace di portare un po’ più in là la concezione di “rumore”. E ascoltando Heavens Flaming Horse o Lay Thy Hatred Down sembra possibile che per una volta l’amore possa distruggere un mondo intero e non viceversa, e che si possa rintracciare qualcosa come un segno, una linea di fuga, attraverso quella che sembra la deragliante sinfonia di mille treni in corsa. Giocare a ripetizione col rumore bianco, i drone, il metal estremo (con magari qualche effettaccio) e costruirci qualcosa di compiuto non è cosa da tutti, e l’impressione finale è che a volte anche un vicolo cieco può essere una via d’uscita. (7.5/10)

Senza mezzi termini, uno degli album più belli di Kneal Campbell e soci. Ed una nuova bizzarria stilistica aggiunta alla discografia dei neozelandesi. Il collante all'improvvisazione rumoristica dei Nostri, alle loro giostre accumulative di suoni-rumori in crescendi irresistibili, è stavolta il rock. La marcia di avvicinamento al quale è stata lunga (tracce spurie qui e là negli album dell'ultimo biennio), ma qui la connection è palese. E il bacio dello zombie (qual è l'agonizzante rock ai giorni nostri) non ha punto trasformato in essere immondo questo gattaccio da motel. Tutt'altro. Ha, di fatto, come consentito al suono bizzoso creato dal combo di andare in trasferta, ed applicare la propria intensità avant ai ritmi 4/4 del rock. Rock sui generis, si intende. Qualcosa come i Vibracathedral Orchestra dei più recenti album (anche loro votatisi al rock), scaraventati nel cosmo. I 26 minuti di Birds Call Home Their Dead si esibiscono stravaganti quali fossero gli Acid Mothers Temple che jammasseto coi Vibracathedral Orchestra. O anche i Can di Future Days impegnati in una suite cosmica di proporzioni demilliane. Neanche Kissing Dragon delude le aspettative: 7 minuti estatici che separano dai finali 26 di Her Anger Is Limitless. E qui pare si sia ibridato il suono denso dei medi Spacemen 3 ad un loop di basso continuo della musica barocca. L'effetto è straniante ed ipnotico, impossibile è resistergli. Se non è capolavoro, poco ci manca. (8.0/10)

La collaborazione con un colosso della sperimentazione dark-drone qual è il neozelandese Kneale Campbell a.k.a. Birchville Cat Motel, è la seconda nel giro di pochi mesi a vedere il nuovo progetto del belga Vidna Obmana accostarsi, specchiando il proprio suono, a quelli che sembrano essere i suoi spiriti affini. Poco tempo fa toccò a Nadja di Aidan Baker sempre su Conspiracy, ora è la volta di Campbell.
In questa nuova uscita i due provvedono una lunghissima ed estenuante traccia in cui un drone metallico si espande lentamente stratificandosi su oscure saturazioni alla ricerca di un mantra le cui derive harsh fluttuano quasi sospese nel vuoto. L’alone da apocalisse chiesastica che avvolge il tutto prende forma compiuta nella parte finale, dove ad emergere è l’immagine di un suono d’organo immoto tra le macerie di una cattedrale del dopo-bomba. Sottilmente inquietante (6.4/10)

Anla Curtis ha forse dato il meglio di sé con gli argentini Reynolds. I neozelandesi Birchville Cat Motel, guidati da sempre dall'avanguardista Campbell Kneale, menano invece fendenti nella solita, intricatissima, selva di sonorità sferiche e improvvisate. Deviando così il canone esecutivo di comuni strumenti quali flauti, cimbali, chitarre. L'elettronica fa da collante, ed incoraggia la dispersività del suono lasciato imperterrito a turbare e conturbare se stesso. Sparkling Echoes 1, 2 e 3 devono molto più ai cortocircuiti noise/freak dei BCM di Siberian Earth Curve che non alle abilità dell'argentino. Ma il risultato è sorprendente e gratificante a prescindere. (7.0/10)