Nel PDF #33/34 un approfondimento dedicato al gruppo.

Come si annota nello spazio monografico a loro dedicato nel PDF #33/34, gli (ex) Ragazzi Bestia sono di nuovo tra noi e, fedeli a quanto li muove dagli inizi, impressionano con la saggia classe tipica della mezz’età. Dentro un percorso artistico con pochi eguali nella storia recente, ecco che presentano un ennesimo travestimento, si dirigono verso un’altra direzione. Come accadeva in To The Five Boroughs, nonostante in passato la carta sia già stata calata, il risultato resta persuasivo. I tempi sono cambiati, altroché, e tutti (band compresa) si sforzano di adeguarsi; ne consegue che questa mano, se non porta un’improbabile scala reale, di certo non bluffa e incassa ben più che semplice dignità e rispetto dovuto.
Primo disco veramente strumentale, interamente suonato dal trio col ritrovato Money Mark alle tastiere, The Mix Up ostenta infatti un’esecuzione nient’affatto bolsa o stiracchiata e una seria progettualità, che conferiscono senso robusto al funk maritato col jazz, all’incursione di Brian Auger sulla pista da ballo (14th St. Break) e alle policromie blues (Off The Grid). Senza indugiare, il trio non tralascia acidità (The Gala Event) né Giamaica (Suco De Tangerina), risolvendosi - con perfetta e mai placata attitudine sincretica - a indicare il crocevia dove tutto si mescola nei gioiellini Electric Worm e Freaky Hijiki. Stupisce addirittura, dopo venticinque anni, con una wave che striscia fuori insistentemente, premeditata cerniera tra piglio funzionale e ammiccamento stilistico. Increduli, viene voglia di riprendere il viaggio da capo, ammirando gente che non ha mai pubblicato un disco inutile che fosse uno. Onesti verso se medesimi e il pubblico, i Beastie parlano solo se hanno qualcosa da dire. Non è prerogativa granché diffusa, questa, e appartiene ai più grandi: categoria alla quale i nostri appartengono con pieno diritto. (7.0/10)
Un viaggio in Portogallo è l'occasione per incrociare il tour europeo dei Beastie Boys, per la prima volta in concerto nella patria del fado. Esaurita la data all'Aula Magna di Lisboa, in cui i tre di Brooklyn si esibiscono in versione strumentale, presentando il nuovo The Mix Up e rivisitando i classici del passato, optiamo per la chiusura del festival Oeiras Alive!07 di Algés, in un grande spiazzo in corrispondenza della foce del Tejo. Il festival è alla prima edizione e, dopo aver presentato un cartellone all'insegna del rock a stelle e strisce con Pearl Jam, Linkin’ Park, Smashing Pumpkins e White Stripes, chiude con due dei maggiori esponenti musicali della comunità ebraica americana, Matisyahu e i Beastie Boys.
Il primo, ebreo-ortodosso di New York, profeta dell'hasidic reggae, sale sul palco al tramonto e immobile inizia a salmodiare con voce calda e profonda. Salmi in levare, Torah vibes. Il rastafarianesimo che si riallaccia con il passato millenario, Marcus Garvey e Abramo, Etiopia e Israle. Una marea di mani si alza e ondeggia, il pubblico viene ipnotizzato dall'MC che snocciola versi come un rabbino in preghiera mentre la band impregna l'aria di ritmi giamaicani caldi e avvolgenti, pulsazioni dub e ganjadeliche, break hip hop, assoli psych rock.
Youth alterna svisate chitarristiche e percussioni tribali che sciolgono gambe e fanno sbocciare sorrisi, l'inno King Without A Crown e la visionaria Jerusalem trasformano la riva del Tejo in un immenso dancehall reggae. Matthew, in completo bianco gessato e cappellino da baseball a coprire la kippah, declama, si esibisce in numeri da beatboxer, balla, sorride. E' poi il turno dei Da Weasel, gruppo portoghese che mischia hip hop, hardcore, funk, soul. Fin qui niente di male, sono alcuni dei generi alla base del crossover realizzato dai tre newyorkesi che stiamo attendendo, sicuri che l'organizzazione ci riservi una piacevole sorpresa come liaison tra i due ensemble d'oltreoceano. Invece ci troviamo di fronte a due fratelli (?) corpulenti in canotta e treccine che passano in maniera sconclusionata dal post-core tamarro al funk plastificato, inserendo rappin' all'acqua di rose e ritornelli da Festivalbar. Un incrocio abominevole tra Milli Vanilli, Linea 77 e bagnini dell'Algarve in piena sbandata machista, la pace biblica diffusa da Matisyahulascia il posto prima all'ilarità e poi alla rabbia. Ovviamente il parterre è tutto per loro in un'esplosione di urla isteriche, cori, pogate, sculettamenti, accendini e schermi digitali. Fuggiamo al palco secondario ma né il punk rock scolastico dei Vicious Five, né le coriste pret-à-porter dei WrayGunnriescono a risollevare la situazione. Inganniamo l'attesa tra bancarelle e punti di ristoro mentre i Da Weasel sfoderano il giochino nazional-popolare dei ragazzi che fanno oh-oh e le ragazze che fanno ah-ah. Alla fine conveniamo che tutto il mondo è paese e anche in Italia, prima che le organizzazioni riservassero serate a parte per i gruppi autoctoni, abbiamo subito scalette immonde con i Ramones di supporto ai Litfiba, i Sonic Youth prima dei CSI, i Prozac +introdotti dai Tortoise.

E' il momento dei ragazzi bestiali, li introduce come al solito il maestro di cerimonia Mix Master Mike, a ricordare quanto il turntablism sia uno dei pilastri dell'hip hop. Scratch e manipolazioni viniliche a go-go per il DJ, che crea una rampa di lancio formidabile per i tre MC.
Ma quando i fratelli terribili piombano sul palco, attaccano Body Movin' e inciampano clamorosamente in un inconveniente tecnico che zittisce Adam Yauch. I call ‘n' response resi monchi e ridotti di un terzo sono fastidiosi quanto un disco che salta, il problema si sposta poi al canale del Master Mike per la successiva Root Down e ne viene fuori una sorta di versione a cappella. Con Sure Shot finalmente vengono risolti i problemi, la gente apprezza e si scatena, sembra di essere sopra un enorme tappeto elastico, Adrock e Mike D zompano e urlano rime sgangherate, scherzano e incitano il pubblico, e salvano la baracca allo scadere del primo quarto dedicato all'hip hop. Adam/MCA in affanno. Ripreso il comando della nave i tre si buttano sugli strumenti per una tiratissima Tough Guy, perché ricordare a Bill Lambeer che è un motherfucker ed è arrivata la sua ora è cosa buona e giusta. Si apre quindi la fase più seriosa del concerto, quella strumentale in cui, insieme a classici come Something's Got to Give e Gratitude, vengono presentati nuovi pezzi come Suco De Tangerina e The Cousin Of Death. Funk, jazz e psichedelia si fondono alla perfezione e i cazzoni che fino a un momento prima urlavano improperi al centro dei Pistons si trasformano e, affiancati dal DJ e dal percussionista Alfredo Ortiz regalano momenti di pura classe. E' questa la dimensione più congeniale a MCA. Adam Yauch pare più a suo agio quando imbraccia il contrabbasso elettrico che durante i party-hit adolescenziali alla Brass Monkey, e non solo per i capelli grigi.
Ma ci sono migliaia di persone da accontentare e il finale è tutto per i cavalli di battaglia '80/'90, one-two-three-four, No Sleep Til Brooklyn - So What'cha Want-Intergalactic - Sabotage ed è delirio ultrà tra capriole spastiche, acrobazie verbali, riffoni adrenalinici, vocoder sci-fi, scratchin', shakin' rhymin' & stealin', body movin', time for livin', money makin', super disco fuckin', fightin' for our right to party!