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Introduzione
Critica
Webografia

Baby Dee

di Stefano Solventi
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  • Safe Inside The Day
  • The Earlie King
  • A Compass Of The Light
  • The Only Bones That Show
  • Fresh Out Of Candles
  • Big Titty Bee Girl (From Dino Town)
  • A Christimas Jig For A Three-Legged Cat
  • Flowers On The Tracks
  • The Dance Of Diminishing Possibilities
  • Bad Kidneys
  • You'll Find Your Footing

Safe Inside The Day (Drag City, 22 gennaio 2008)

di Stefano Solventi

Cameristico e teatrale, ecco a voi Baby Dee, uno che si raffigura come un angelo in perpetua caduta, tragico ardente cuore di straccione travestito. Uno che si è fatto travolgere, rovesciare, strattonare, e non fa nulla per nascondere le cicatrici. Ovvero - se volete - la perfetta controparte carnale di Antony: laddove la voce dell'efebo pupillo loureediano è una costante sublimazione spirituale, Dee esala spiegazzato tormento, sofferenza pastosa e accorata, oppure amarezza ghignante, sbracata esasperazione o ancora un mormorio vaporoso.
Baby Dee è cantante, ma anche valido pianista, arpista e fisarmonicista. E’ nato nel Cleveland chissà quanti anni fa, per poi tornarvi ad inizio millennio dopo una lunga parentesi newyorkese. Proprio Antony è stato tra i primi ad accorgersi di lui, poi conseguentemente David Tibet dei Current 93, infine i cari Superwolf, ovvero Will Oldham e Matt Sweeney, che poi sono i produttori di questo Safe Inside The Day, terzo album firmato Dee.
Rispetto ai lavori precedenti, certo affranto intimismo e l’oppiaceo raccoglimento cedono il passo a sbaragliamenti agri, si veda il cabaret grottesco di The Earlie King – tra marcetta caricaturale Waits e gotico sarcasmo Cave – ed il vaudeville arguto di The Only Bones That Show, nipotina spuria di That’s All dei Genesis carburata ad amarezza ghignante. L’utilizzo quasi scenografico degli archi, le vampe degli ottoni, la chitarra dentellata e la ritmica flagrante compongono assieme al piano – pestato ora con rabbia ora con delicata trepidazione – e alla voce – disposta a spendersi in teatrali variazioni d’umore sul punto di farsi recital - un impasto fremente, una perorazione cangiante e malferma, turgida e fragile. Vedi la pastosa title track, o la commovente solennità di A Compass Of The Light (tra il John Cale in Songs For Drella ed il Mark Hollis solista) o ancora la palpitante apprensione di You'll Find Your Footing, valzer sospeso tra carezzevoli mestizie d’archi.
Se Fresh Out Of Candles sciorina una sapienza soul-errebì metropolitana che non può non rimandare a certe melliflue sordidezze Lou Reed, Flowers On The Tracks cala sul tavolo l’eccellente padronanza orchestrale, giocando una mano circospetta per corde pizzicate e piano, poi quel violino che ti stringe l’anima per il più essenziale e struggente dei romanticismi. Per non dire dei sospetti prog che giungono da A Christimas Jig For A Three-Legged Cat e di quella Bad Kidneys che sembra una processione nomade sbrigliata jazzy, tra fisarmonica, piano elettrico, sax, ocarina, sibili e cori sbracati attorno ad un falò sotto chissà quale luna.

Insomma c’è il personaggio, c’è l’interprete, c’è il musicista: è spuntata una stella. Resta da vedere che ne pensa il cielo. (7.3/10)