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Avishai Cohen

di AA.VV.

 

 

 

 

 

  • Smash
  • Elli
  • Etude
  • Bass Suite #1
  • Feediop
  • Remembering
  • Caravan

As Is...Live at the Blue Note (Razdaz / Half Note, 24 aprile 2007)

di Stefano Solventi

Dieci anni dopo l'esordio solistico, Avishai Cohen - classe '70, israeliano, ex pianista folgorato sulla via di Pastorius, da molti indicato tra i migliori bassisti in circolazione, chiedere per referenze a Chick Corea, Roy Hargrove e Branford Marsalis tra gli altri - licenzia questo live che ha tutta l'aria di voler fare il punto su una carriera in procinto di diventare importante. Registrato nel settembre 2006 al leggendario Blue Note di New York, As Is... mette in fila sei tracce pescate dal repertorio originale più una clamorosa rilettura dell'ellingtoniana Caravan, impreziosendo il tutto con un dvd allegato quale fragrante testimonianza visiva del concerto, in cui - oltre ad un lirico dietro le quinte e ad una intervista con lo stesso Cohen – trovate riproposti sette pezzi, tre dei quali non presenti sul cd.

Detto che al trio consueto - ovvero Samuel Barsh alle tastiere e Mark Guilliana ai tamburi - si aggiungono Jimmy Greene al sax e in un paio di tracce Diego Urcola alla tromba, occorre riferire dei delicati indolenzimenti pastello tra astrazioni rumba di Elli, di una Remembering dal romanticismo cinematico come degli ipotetici EST col baricentro (ovviamente) sul contrabbasso e di una Feediop sincopata e fervente (da qualche parte tra il Coltrane di Afro Blue e l'algebrico lirismo Herbie Hancock). Eppoi, il malumore ondivago tra piglio funk cerebrale e nuance di sax & synth in Smash, e ancora il sapore Jazz Messenger di quella Etude che rende conclamato il latin tinge, e infine la trama vibrante di Bass Suite #1, assolo pastoso di contrabbasso su cui sax e tromba ricamano pennellate rapide come voli d'uccelli nella foschia.

Sarebbe già molto, ma occorre tornare a quella Caravan che tra scariche funky, rigurgiti swing, ciondolamenti blues e fughe rock pone l'accento sul talento sbrigliato, sulla fantasia fluviale (un Barsh febbrile ed esilarante alla melodica) e l'intenso interplay. Le tracce "esclusive" del dvd - ovvero le assolutamente raccomandabili Samuel, One For Mark e Nu Nu, tutte eseguite in trio - sono un'ulteriore conferma di quanto testé detto, fosse solo per quei vicendevoli scambi energetici che danno la stura ad assolo strepitosi. (7.4/10)

  • Seattle
  • Chutzpan
  • Lo Baiom Velo Balyla
  • Pinzin Kinzin
  • Puncha Puncha
  • Eleven Wives
  • Gently Disturbed
  • The Ever Evolving Etude
  • Variations in G Minor
  • Umray
  • Structure in Emotion

Avishai Cohen Trio - Gently Disturbed (Razdaz / Half Note, 5 maggio 2008)

di Stefano Solventi

Quarto album in studio per il bassista israeloamericano dopo l'acclamato ancorché eccellente live As Is..., e vi dico subito che siamo dalle parti della consacrazione. Perché se è vero che la cifra stilistica sembra perlopiù ripetersi, mai è sembrata tanto lucida, ridotta alla sua essenza, sfrondata di ogni orpello o edulcorazione. Il combo è una tanto gentile quanto implacabile triangolazione sonora (contrabbasso, piano e batteria) votata alla sintesi tra suggestioni mitteleuropee, solenni istanze jewish (splendidamente stemperate in Umray) e una sorta di inquieto fervore black (che sempre coverà nell'anima di qualsivoglia musicista jazz).

Sentite il sontuoso interplay nel frastagliato lirismo di Chutzpan, una struttura dinamica però austera, febbrile ma accorta, come una schizofrenia (culturale, geografica, stilistica, esistenziale) risolta, codificata in musica. Per non dire di Variations in G Minor e Structure In Emotion, che sgranano reminiscenze colte in friabile e guizzante latin tinge. I temi melodici si propongono con discrezione, all'insegna di una mestizia pensosa e appassionata (parente in qualche modo delle trascinanti elucubrazioni E.S.T.), cui il talento misurato e generoso dei tre concede sviluppi affascinanti, tutto uno sgranare di singulti e uno sminuzzare apprensione e un presagire il polso di qualcosa di travolgente (vi basti la sola Eleven Wives).

E pensare che alla vigilia delle incisioni il buon Cohen ha dovuto rinunciare al talentuoso Sam Barsh - uno dei pianisti/tastieristi più interessanti in circolazione - per sostituirlo col poco più che ventenne Shai Maestro, il quale tuttavia non dà adito a rimpianti anzi ti lascia tramortito per l'autorevolezza, la sensibilità e l'inventiva del tocco. Per il resto, Mark Guiliana sfodera altre prestazioni pazzesche al drumming, mentre il leader lavora preziosismi ombrosi alle quattro corde acustiche, sorta di negativo di quel Pastorius cui pure dichiara di ispirarsi. Un altro disco dedicato a tutti quelli che inseguono la linfa di un plausibile nuovo jazz. (7.2/10)