Il suono simbolo della Warp anni '90. L'IDM più sofisticata e cervellotica che ci possa essere. Gli Autechre: dal breakbeat alla musica per superfici

Larte degli Autechre prende forma in una placenta bionica che non conosce loralità, un mondo aut-istico (come disse Reynolds) col pallino del mai sentito prima. Un luogo senza tempo, una forma dai molteplici contenuti, un contorno osservato da più angolazioni differenti.
Nelle parole dei suoi stessi costruttori, il pianeta sonoro in questione è un libero fluire, nel quale lascoltatore simmerge e galleggia senza essere in grado dattaccarsi a nulla, ma è anche, a nostro avviso, un mondo fatto di puzzle, rebus, macchine elettroniche da smontare. Un caleidoscopio denti astratti attorno ai quali la mente formula i propri enigmi, costruendo e poi smontando teoremi, improvvisando o usando strategie. Lascolto degli Autechre è perciò soggetto dinamiche dattrazione e repulsione continue, sempre sul punto di spezzarsi.
Ogni qual volta larguto uditore pensa daver trovato un habitat, una chiave di lettura, ecco che tutto viene smontato, come giocattoli lasciati rotti sul pavimento, simboli di quel qualcosa che non può essere razionalizzato e compreso. Segni che solo i sensi possono decifrare, nella consapevolezza che non è necessario capire tutto, ma sentire quel che cè.
I futuri artigiani elettronici si chiamano Sean Booth e Rob Brown, due ragazzi di Manchester che sincontrano grazie ad un amico comune nel 1987 alletà di 15 e 17 anni. Allepoca sono due b-boys dal cavallo allaltezza delle ginocchia, intrisi di sottocultura hip-Hop: le notti trascorse tra bombolette e disegni dai tratti contorti, i giorni tra salti con la BMX e qualche avvitamento breakdance. La musica ce nè molta e più che ascolto da camera da letto è roba tosta, radicata nel suburbano, suonata a tutto volume fuori dai negozi e sulla strada; un suono sociale insomma, in tutto e per tutto legato alla people from the block, la gente del quartiere. Africa Bambaataa, Grandmaster Flash, il Bass di Miami, sono questi i primi ascolti, poi arrivano Meat Beat Manifesto e Renegade Soundwave e infine lacid house. Proprio questultimo genere è alla base della nascita degli Autechre, difficile immaginare il sound del gruppo senza lapproccio aut di tanta musica discotecara.
Sia Sean sia Rob sperimentano strumenti elettronici nelladolescenza: il primo riceve dal nonno un mixer video e poi un Casio sampler, il secondo una roland 606. Verso la fine degli anni ottanta, sono gli strumenti che servono per i primi esperimenti: fusioni tra le nascenti sonorità acide e lhip hop, suoni crossover tra il mondo bianco della working class anglosassone e la rabbia settaria di quello nero.
Il primo lavoro compiuto non tarda ad arrivare: è il tardo 1991 quando esce il singolo Cavity Job sotto il nome di M.Y.S.L.B. Productions. Sfortunatamente, Sean e Rob sono presi in giro dalla casa discografica che li scarica senza tante storie. Il duo non si arrende e, forte del successo degli LFO della vicina Leed, bussa alle porte della Warp che, 12 mesi dopo, li ricompensa inserendoli, assieme tra gli altri a Black Dog e Aphex Twin, nella compilation Artificial Intelligence (Warp, 1992)
La raccolta segna linizio dellintelligent techno movement, trovata infame di alcuni giornalisti anglosassoni per demarcare una netta linea di confine tra la gretta musica dei rave e gli scissionisti della sottocultura intellettuale. Gli autechre, da parte loro, non si cureranno mai di nessuno, approfitteranno dei trend per poter sperimentare in totale autonomia, cogliendo occasioni commerciali unicamente al fine descogitare nuovi approcci. Tra tutti, il duo di Manchester si dimostrerà il più metodico, quello ha speso maggior tempo con sofisticati sequencer, computer e drum machine, cercando ogni volta di proporre qualcosa di mai sentito prima.

Per inquadrare appieno il primo lavoro degli Autechre bisognerebbe
indagare nella musica cosmica dei Tangerne Dream e Cluster,
tuttavia, senza scomodare gli alfieri del kraut, il suo contesto
di riferimento più immediato è rappresentato da Bytes dei Black
Dog (con le sue Close Up Over, Atypic e Plaid), On di Aphex
Twin (con le sue D-scape e Xepha), Tango & Vectif di µ-ziq e
qualcosa del primo Orbital (Belfast).
Incunabula, a parte qualche soluzione un po scontata, è un album
originale, che denota idee estetiche già abbastanza chiare. Il sound è asettico
e ambient, le sezioni ritmiche calibrate, i drappi melodici, impalpabili. Non
molti i facili ammiccamenti alle scene chill-out o techno, comunque, una prova
fruibile da un pubblico modaiolo.
Kalpol Introl si apre su un riff elettronico viscoso e avviluppato,
a cui seguono poche manciate di note celestiali alla Popol Vuh (si
ascolti Aguirre), charleston acquatici e una melodia riverberata
che tiene attento lascolto quel tanto che basta da poter essere ricordata.
Cè già tutto il criterio che rintracceremo in alcune
tracce successive: un ambient-e disimpegnato adatto a proiezioni mentali,
oppure uno spazio ricettivo nel quale lascoltatore si lascia trasportare
dai ritmi, avvalendosi della prevedibilità della trama musicale. Tipica
mossa di Incunabula, che sarà subito abbandonata da Amber in
poi, è quella di far tacere, con un effetto mute, la sezione ritmica
e lasciare così il synth, per qualche secondo, da solo; cose scritte
in ogni manuale del provetto musicista house (intelligent o meno).
Ci sono comunque tracce nelle quali il rigore e la serietà degli Autechre
emerge compiutamente. In questi componimenti il duo scopre il tratto isolazionista,
dimostrandosi abile nella trascrizione elettronica di solitarie ricognizioni
urbane, o meglio, nella traduzione istantanea dellattività cerebrale
nellelaborazione di questi spazi. Questi luoghi sono - e saranno - spesso
popolati da timbri riconducibili a costruzioni in cemento, acciaio, vetro e
sporcizia. Larte dei Nostri è una combinazione di murales e grattaceli,
arte povera e architetture dalta ingegneria, un impasto che si traduce
anche nellaccostamento tra apparecchi analogici e digitali.
Basscadet rappresenta lepitome di queste astrazioni: lideale
colonna sonora duna perlustrazione in un capannone industriale abbandonato
alla periferia di Manchester, tra synth dal timbro Roland e campionamenti
computerizzati.
Sempre valide, ma di unaltra pasta: 444, che si avvale di una
melodia aphexiana dichiarata, e Lowride, capolavoro chill-out per pianola
jazz, incursioni melodiche alla Orbital (Belfast, su Orbital,
1991), breakbeat filtrati e altri sample hip-hop. P
er la cronaca, lalbum entra nella UK Indie chart al nuemro 1, e così anche Basscad
EP, anchesso valido, che segue a pochi mesi di distanza.
(Basscad è lunica uscita discografica che vede una stessa traccia comparire sia in un EP sia in un album). (6.5/10) a Incunabula (6.0/10) a Basscad EP

Composto in risposta alla Criminal Justice Bill (successivamente Act cioè legge di stato), una proposta di legge che vieta ogni aggregazione non autorizzata di persone con una musica dal ritmo ripetitivo, il duo compone una traccia di 10 minuti di beat randomizzati (Flutter). LEP, lungi dallessere un vero disco di protesta è una scusa per mettere a frutto alcune intuizioni sulla casualità nei ritmi, lezione che risulterà importante in seguito. A completamento del singolo troviamo Lost e Djarum: la prima rilassata e vicina a Incunabula la seconda ad Amber. (6.5/10)

Amber rappresenta un salto di qualità nella produzione
Autechre. L'influenza di Aphex Twin diventa esplicita
sia nella ricerca dei timbri più originali sia nella costruzione
degli stessi ritmi (si ascolti l'effetto drill utilizzato da
Richard D. James in Heliosphan - Selected Ambient
works I, Warp, 1993). Eppure, non è solo questo, Foil non
assomiglia a nessuna delle cose fatte prima: è un brano
impressionante, una vorticosa discesa negli abissi. Un suono
basso, metallico e continuo fa da sfondo a un elica di spari
che si avvicinano e s'allontanano dando l'impressione che il
suono giri attorno all'ascoltatore in senso ellittico. È forse
rallentando all'inverosimile la techno di Richard D. James (73-yips ?)
che Sean e Rob hanno scovato le intuizioni per questo fulmine
a ciel sereno, sta di fatto che Montreal, la traccia successiva,
stabilisce il nuovo standard per mezzo di ritmiche sofisticate
in primo piano, pennellate ambient aphexiane sullo sfondo e sincopi
irregolari di basso a tenere il tempo.
Amber, più di Incunabula, è un album fortemente coeso che sembra
voler scavare in direzione di sonorità acquatiche e metalliche, per
le prime l'immaginario va ai fondali marini più profondi e bui; per
le seconde ai corazzati sommergibili della guerra mondiale. In Further e Nil (ancora
filo-Selected Ambient Works 1) sembra di sentire il movimento del mare, il
suono del sonar fatto ritmo; in Glitch, dove echeggia un timbro ruvido
e "rasposo" e Teartear, con la sua sofisticata base d'arrangiamenti,
la sensazione è quella di esplorare delle voragini.
Al contrario di Aphex, che non lesina breakbeat nudi e crudi, commercialate,
tecnacci, aperture intimistiche e quant'altro, il duo si chiude nel proprio
aut-ismo tenendosi sempre ben lontano dall'esporsi emotivamente attraverso
la materia sonora. Slip e Nine, sono brani "passionali" ma è un'affermazione
non priva di umorismo. (7.5/10)
Sempre nel 1994, dopo l'uscita di Amber, gli Autechre iniziano una tournée
con gli LFO a fare da supporto: la loro fama cresce notevolmente.

È il primo eppì che annuncia la svolta hi-tech di Tri Repetae. Incantevoli i 14 minuti di Garbagemx36, interessanti le giungle di PIOBmx19 in sordina Bronchusevenmx24 e, a chiudere, la sinfonica VLetrmx21. Garbage è tra i migliori EP del duo. (7.0/10)

Abrasivo, quadrato nelle ritmiche, pesante nelle soluzioni timbriche, Anvil Vapre si apre su uno dei pezzi più tirati degli Autechre: Second Bad Vilbel (da cui sarà tratto anche un video. Vedi Gantz Graf); segue con un buon Second Scepe, un interessante esperimento sul trattamento delle voci, un discreto Second Scout, per finire con i dieci soporiferi minuti di Second Peng. (7.0/10)

Il suono di Tri Repetae, corposo e solido
ma, al tempo, levigato e impalpabile, rappresenta l'apice
del metodo sviluppato su Amber. È l'album che più impressiona
i novelli appassionati del gruppo ma anche quello che li
impone all'attenzione della scena elettronica internazionale
tanto che Wire, la popolare rivista anglosassone,
li acclama migliori artisti elettronici di quell'anno.
Da un punto di vista tecnico, il metodo Autechre s'arricchisce di nuove trovate,
nonché di nuovi strati di profondità sonora e, in compenso, l'amalgama
non indulge troppo, né verso atmosfere troppo cupe - come Amber - e
né verso il rumore - il successivo Chiastic Slide -.
Dael è un funk break-ato accompagnato da una melodia spaesata
in stile Incunabula, Clipper inizia un discorso sul rumore ma vira sull'ormai
basso sicuro (Tum-Tum-TumTum), sul quale s'inseriscono numerose tracce di suoni
organizzati; Gnit è oramai "pasta al pomodoro" e Overand ricicla
un brano di Selected Ambient Works 2, il capolavoro di Aphex Twin.
Grazie ad un sound di grande effetto, è senz'altro Rsdio, con
la sua cantilena reggae-electro, il picco qualitativo, mentre la perfezione
di Leterel e Stud, evidenziano che il puzzle è completo
e che il giocattolo va smontato da capo.
Per tutti questi motivi, Tri Repetae è un naturale starting point alla
musica del duo ma non il loro album migliore dal punto di vista dell'innovazione.
(7.0/10)

Se nell'album Tri Repetae le trovate "rumoriste",
ottenute ammassando suoni di svariati registrazioni in cassetta,
erano soltanto dei pretesti per introdurre i brani, che poi acquisivano
una forma frattale pastosa e multiforme, Chiastic si concentra
sullo strepito elettronico puro, conferendo alla materia sonica
una forma d'astrazione molle, frastagliata e dentellata (Rettic
AC). Le linee di basso diventano discontinue e spesso lasciano
il posto al crepitio incessante del metalli, al loro rimbombare,
allo scroscio della carta che brucia, al vento di polveri pesanti
(Cipater). I loop, prevalentemente continui nel passato,
quelli che davano appigli all'ascoltatore, entrano in una logica
inedita, inserendosi in funzioni complesse che permettono così soluzioni
meno prevedibili (Hub); pure brani come Tewe, apparentemente
vicini a cose già sperimentate, sono esplorazioni minuziose
di soluzioni drill ottenute aumentando, diminuendo e sfarfallando
certi sample ritmici.
Chiastic, per tutti questi aspetti, è forse l'apice autechriano, il
lavoro che più li acclama architetti sonori capaci non solo d'esplorare
alcuni degli edifici più complessi dell'urbanistica contemporanea, ma
anche di trasmettere loro una forma tattile. Ascoltando Recury o Calbruc,
dove è presente ancora una volta, la techno di Richard D. James,
la sensazione è di percorre con lo skateboard gli interni di questi
edifici, sentire l'avvicendarsi dei rumori delle ruote su una superficie che
prima è levigata, poi granitica, poi ancora lamellata ecc.
Musica molto astratta, dunque, ma anche paradossalmente concreta nella sua
dimensione tattile. (8.0/10)

Envane è fondamentalmente un omaggio alle radici del duo: lhip hop. GOZ quarter, con i suoi bassi da ghetto blaster e i suoi scratch, ossequia infatti la più nota, ma anche la più celata, delle influenze autechriane. Latent quarter, brano filo-chiastic che si trasforma in una sorta di anthem per alieni, Laughing Quarter, techno frastagliata dallimpeto aphexiano e Drawn Quarter, la più ambientale del lotto, completano quello che è il miglior EP degli Autechre (e pure il più ballabile!?!). (8.0/10)

Chicli Suite rappresenta una raccolta compatta e avvincente che si pone lobiettivo di studiare ancor meglio le ritmiche frullatore ottenute con leffetto drill. In fin dei conti, in Krib cè già tutta la tecnica che vedremo su VI Scose Poise (Confield) e in Yeesland i pattern irregolari di EP7. (7.0/10).

Dopo labisso di Amber, la struttura di Tri, lacciaieria di Chiastic, gli Autechre si direzionano verso una liquefazione sonica della materia. Se Amber era acciaio e voragini marine, LP5 è fluido alieno, se Chiastic era frastagliato, il nuovo progetto è organicità, rotazione circolare e movimento non identificato. Alle spettrali melodie ambient, che accompagnavano i brani del passato, si contrappongono carillon giapponesi (Melve), scioglilingua robotici orientaleggianti (Vose-In e Acroyear2), acquerelli meditativi (Fold4, Wrap5) e atmosfere vicine a Ryuichi Sakamoto (Corc); non solo, anche gli arrangiamenti ritmici risentono di questo spostamento a est: Under Boac, richiama la danza della guerra giapponese, mentre Caliper Remote e Drane2, alcuni accompagnamenti per meditazione trascendentale.
LP5 è il frutto della selezione e dellelaborazione di 300 ore di musica accumulate dal duo in più di un anno dattività, un lavoro imponente che risulta sia nelle tracce più sofisticate sia in quelle ambientali.
Acroyear2, Vose In e Arch Carrier sono semplicemente incredibili e a renderle ancor più avvincenti è la possibilità di una doppia possibilità di fruizione: possono risultare immediatamente fruibili allascoltatore disattento, ed essere, al tempo stesso, terribilmente complicate anche per i più incalliti critici di elettronica -.
Melve, Caliper Remote e Drane2 rappresentano, infine, il picco assoluto sul versante minimal-ambient del duo. (8.0/10)

Peel Session è una raccolta di 3 inediti del 1995: Milk Dx, una traccia piuttosto minimale che omaggia Aphex (forse anche nel titolo), Inhake 2, un classico esempio di standard autechre, infine, Drane, un crescendo piuttosto evocativo ricco di effetti. Sono 26 minuti di musica per soli sfegatati del duo. (6.0/10)

Quasi certamente una raccolta di scarti di LP5 e Ciclisuite, EP7 rappresenta, per certi aspetti, una fase di stallo, per altri una prima perlustrazione in territori non-ritmici che saranno sviluppati nella decade successiva. Le tracce meno interessanti risultano pertanto: Liccflii, che riprende stancamente certi sample di Vose In; Ccec, che trasforma il reggae-dub in electro, Dropp, una traccia ambient con poche variazioni e Outpt, riciclo di cose già bazzicate a lungo. Tra quelle più promettenti cè da segnalare: Left Blank, dialettica impenetrabile tra macchine non priva di umorismo, gli esperimenti di Squeller, Netlon Sentinel e soprattutto Pir, il brano migliore che anticipa i lavori futuri. (6.0/10)

Dopo aver lavorato sodo per la definizione di un metodo molto sofisticato diventando esperti dogni trucco elettronico, il duo sente lesigenza dimprovvisare togliendo ogni possibile richiamo ad un centro, ad una logica.
Le prime due tracce del disco sono, come al solito, in bilico tra passato e presente. VI Scose Poise, in apertura, è senzaltro la composizione più accessibile del disco e anche quella che fa il paio a Rsdio (su Tri Repetae) per fascino e creatività e Cfern continua, portandola a compimento, la transizione dellultima traccia di EP7 Pir .
A questo punto però, da Pen Expers in poi, le cose cominciano a cambiare e il nuovo metodo prende forma. La stessa traccia rappresenta lapice della scomposizione breakbeat del duo, in essa accade di tutto e nulla, ogni loop è alterato di continuo senza soluzione di continuità. Si prosegue con Gim Gishell, che allinizio prevede due tocchi di basso in loop e successivamente, perdendo il centro di gravità, saggroviglia in soluzioni randomizzate. Stessa sorte per Eidetic Casein per arrivare a Lentic Chatacresis, il brano conclusivo, dove un finale free-jazz di puro electro si porta via tutto.
Se fino a Tri Repetae il suono conteneva i codici per poter risalire allimprinting culturale dei suoi ideatori creatività a partire dal metodo e dalla razionalità -, il nuovo progetto lascia completamente ogni metrica accentrante, mandando in tilt le dinamiche dellascoltare dellovest post-moderno. Sembra che Sean e Rob abbiano preso spunto dalle recenti fusioni tra Jazz e elettronica (Dj Flood e Spring Heel Jack), trovando nellimprovvisazione su queste basi lispirazione per un distinto approccio alle macchine. In Confield, sembra che gli Autechre manipolino i campioni e gli stessi loop in presa diretta, senza curarsi di ricomporre il puzzle. I suoni ambientali, che fungevano da linee guida, non rappresentano più validi appigli, anchessi sono risucchiati dallamalgama sonico che sestrinseca in soluzioni inaspettate e per nulla ritmiche.
Difficili ma degni di rispetto i nuovi Autechre senza baricentro. (6.5/10)

Con i suoi 20 minuti, Gantz Graf radicalizza gli esperimenti più destrutturati di Confield. La prima traccia - omonima - è vicina al caos puro, la seconda, Dial, sostenuta da un andamento da tachicardia, continua sul versante free-jazz, mentre i dieci minuti di Cap IV riportano il duo dalle parti di EP7, accompagnando le grattate di decine di cupi e stridenti campioni, con un po dechi di voci perse nello spazio e una rilassata aria ambient che funge da faro.
Vi è anche una versione di questEP con allegato un DVD, che contiene un video di Gantz Graf curato da Alexander Rutterford, e altri due esperimenti: Bass Cadet (anche traccia dellEP omonimo) e Second Bad Vilbel. Questultimo faceva già parte di un omonimo video (uno screenshot è finito sulla copertina di Anvil Vapre) realizzato nel 1995, grazie allaiuto di un amico di Sean, Chris Cunningham (tecnico di computer grafica che ha lavorato anche in Alien3).
Le immagini che gli Autechre hanno in mente sono proprio come uno se le aspetta: collage di figure astratte su più livelli, organiche ma meccaniche, ordinate ma casuali, distanti in alcuni momenti interlacciate in altri.
Musicalmente comunque Gantz non è proprio un gran lavoro, diciamocelo. (5.0/10)

In molti temono che Draft 7.30, settima prova degli Autechre, vada anche oltre la radicalità di Gantz Graf: niente di più sbagliato. Le intuizioni non-ritmiche di Confield rimangono la base di sperimentazione ed esplorazione, con limportante differenza che in questa sede il suono si fa più denso e magmatico, le pause e i silenzi più importanti, lattenzione al suono in sé fondamentale.
Sul versante meno innovativo troviamo: Xylin Room un, trait dunion col passato, che ricorda tanto Cfern quanto Uvio! (Confield); 6IE.CR, che si dispiega come una danza funky robotica ricca di humor; V-PROC, un breakbeat accattivante, e Theme Of Sudden Roundabout, semplicemente un intermezzo. Su quello più sperimentale, nonché di gran lunga il più interessante vanno segnalati: Surripere, un omaggio ai Pan Sonic con laggiunta di una sequenza tribale che si trasforma in un impressionante duello tra spadaccini electro; Vl Al, quasi capolavoro, una creatura molle, mutevole, multisfaccettata che si muove prima su un breakbeat e poi su un tappeto di detriti analogici; P.:NTIL, con contrappuntato di jazz e mille mostriciattoli elettronici a ronzargli intorno; e, in chiusura, Reniform Plus, brano vicino a LP5 che muta in una supernova di ribollimenti e gorgheggi di basso.
Nel complesso, le tracce sono sinistre e autoreferenziali, sospese nello spazio e perciò prive di centro e gravità. Ogni segmento sonoro viene esplorato da più angolature e lascoltatore è spesso costretto a cambiare repentinamente prospettiva, ad analizzare le sfaccettature multi cromate e a scrutare lati nascosti che altrimenti non realizzerebbe. Levoluzione dei brani non avviene in molteplicità come in LP5 ma in un mix dimprovvisazione free e decostruzione.
Ogni ascoltatore che ha apprezzato gli Autechre attraverso un metodo di lettura raziocinante è avvisato: per aprirsi alla nuova prospettiva del duo occorre un ascolto che accetti lignoto, il non comprensibile e il caos.
Tirando le somme, a parte lindiscutibile valore dei suoni che il duo è riuscito a creare, tutti questi aspetti rappresentano sia il limite sia il pregio dellalbum. (6.0/10)

Il ritorno degli incomunicabili in un mondo parallelo senz'anima e volto; il cocciuto come back d'architetture complesse non-ritmiche, frullate, electrocentriche, figlie dirette d'un codice intrasmissibile e forse per questo complicatissimo. Nessun sopralluogo in capannoni abbandonati da raver, nessuna fascinosa ricerca attraverso ambienti e architetture lontane dalla vita, non fusioni di elementi quali ferro e fuoco e nemmeno sguazzi in liquidi amniotici alieni; nessuna Rsdio (Tri-Repetae), VI Scose Poise (Confield), e Surripere (Draft 7.30) ad accogliere l'ascoltatore-astronauta alla caccia di timbri mai sentiti prima, al loro posto gineprai di scansioni bidimensionali, snobistici grovigli tentacolari, convulsi zapping polirtmici e gelatinosi. Non avendo a che fare con nulla di tutto ciò, Untilted rappresenta il probabile compendio di una carriera, l'album nel quale il prefisso aut acquista un senso compiuto e, forse per questo, definitivo.
Con tutta l'aut-orità di una siffatta certosina ricerca sul ritmo, l'ultima fatica del duo (che da sempre si arrovella su questi temi) risulta così nel bilico del rètro: da una parte, come muse fatue di un cosmo inane, ritornano le melodie sparute e alla deriva proprio come non se ne sentivano da anni, dall'altra brani come LCC, Ipacial, Pro Radii e Fermium riprendono suggestioni ben note agli appassionati di Amber, Tri-Repetae e EP7; tuttavia, rispetto a quei lavori, l'ascolto è tra i più ostici, reso sicuramente difficoltoso dalla durata impervia di queste composizioni (quasi tutte di durata superiore agli otto minuti) e dalla mancanza di un brano dal marchio distintivo.
Probabilmente migliore rispetto a Draft 7.30 e certamente più focalizzato rispetto a Confield, non si può negare a Untilted l’effige di intrigante cubo di Rubik la cui pesante lacuna è legata indissolubilmente all'ostinata, caparbia, testarda e insistente caponaggine dei suoi autori; in quello stordirsi in nugoli cartilaginosi, in quell'imbottirsi di sostanze di non-vita, in quel continuare a fagocitare micro liquami sonici triturati, spezzati, grattati, sciolti (in quel indurre il recensore ad essere altrettanto pesante da leggere…)
Fa solo rabbia ascoltare una traccia come Submit (l’ultima del disco), nella quale un’efficacissima trasfigurazione hip hop viene fagocitata in un delirio infinito di trastulli di circa dieci minuti. Per tutti questi motivi, Untilted rappresenta un logorroico ma (alla fine) innocuo marchingegno. (5.5/10)

Autechre goes dubstep? La sensazione c’è ma è solo un miraggio; piuttosto, dopo uno iato di fughe in avanti, per Sean e Rob è tempo di ritorni e ridimensionamenti. Le astrazioni delle prove recenti stemperano in una matematica friendly e c’è di più: sorprendentemente, abbiamo l’album che ineffabile ti guarda alle origini, e su tutto sperimenta soluzioni differenti senza paura di confrontarsi con un passato (anche remoto).
Quartistice, nona prova su Warp, revisiona e reintroduce basi “in chiaro”, ripesca nastri schiumosi a mo’ di Chiastic Slide (Plyphon), ambient à la Incunabula(Altibzz), mette in convivenza impro del dopo Confield (fol3) con ritrovate esplorazioni intelligent (The Plc), momenti acid (IO, Chenc9) e breakbeat finalmente non troppo treddì (Fwze). Indizi che fanno pensare a un punto della situazione, a un segno di un possibile confronto – altra novità - con un’attualità molto diversa da quella complicata a tutti i costi bazzicata nell’ultimo lustro. Parliamo di dubstep, dei Pinch e Burial ai quali i due dedicano idealmente i momenti più pastosi (Rale), roba che non toccano da anni, la loro versione “aut” del trip hop, ipertecnologica ricongiunzione che sommata ai numeri da grande ritorno (la grafica dei mitici Designer Republic, le ben venti tracce) fanno pensare al colpo d’ala di un brand in gran rispolvero, a ragazzi (non più tali) che hanno capito che di troppo isolazionismo si vive per sempre, ma fuori mercato. Infine è tempo di insegnare (impartire) qualcosa alla next generation.
Con l’ultimo Orb (The Dream) anch’esso in U-Turn verso i primi Novanta (e parliamo nientemeno che dei primi due album), e prima con il buon Middleton a guardare nell’intersezione Ottanta-Novanta, sentiamo molta della musica del dopo ballo di tanti anni fa, un’occasione importante per riscoprire un paio di vecchie scuole ai “Charlie che fanno surf” (l’electro più complicato della Warp, l’ambient house con il sempiterno dub a fare da collante) e a tutti coloro che se la sono persa (e hanno perso un bel momento). Quaristice non spodesterà dal podio Tri Repetae, Chiastic e Amber ma certamente, per la felicità dei vecchi fan, si becca un bel quarto posto in classifica interna. Thirty something this one’s for you... (7.2/10)