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Asa Chang

di ©2004 Edoardo Bridda
Autore di un linguaggio in grado di far dialogare il mantra indiano, la marzialità percussiva nipponica, l’avanguardia storica, i frullati ritmici dell’elettronica digitale e le fanfare, Asa-Chang si è imposto all’attenzione della critica musicale internazionale come un architetto sonoro particolarmente colto e raffinato.
Foto: Asa Chang & Junray

Piccola biografia

di ©2004 Edoardo Bridda

Autore di un linguaggio in grado di far dialogare il mantra indiano, la marzialità percussiva nipponica, l’avanguardia storica, i frullati ritmici dell’elettronica digitale e le fanfare, Asa-Chang si è imposto all’attenzione della critica musicale internazionale come un architetto sonoro particolarmente colto e raffinato. Lontano dall’elettronica della Yellow Magic Orchestra e dai raga di Ravi Shankar, la musica del percussionista aggiorna le ricerche trans-etniche in un’ottica contemporanea senza perdere di vista una certa gestualità proveniente dal teatro classico giapponese.
Nell'eclettico musicista - che utilizza bonghi e tablas, ma anche sintetizzatori, fisarmoniche, trombe, theremin e strumenti giocattolo - la ritualità ha un ruolo fondamentale, sia attraverso la ricerca di una forma che annulla ogni contenuto, sia come tramite per raggiungere l’astrazione mentale e lo stato meditativo. Nel primo caso, potrebbe riprodurre la metafisica di un giardino zen, mentre nel secondo - che utilizzi tradizioni nipponiche, indiane o di derivazione festivaliera - il traguardo è una lucida estraniazione. Al contrario del vaggio/sballo di lisergica memoria, nella musica di Chang una relazione con una forma particolare, ovvero, una miniatura dettagliata e semplice porta a un sublimazione dei sensi; più in generale, il mondo sonoro del musicista fa propria la tradizione del suo Paese, aggiornandola alle moderne tecnologie per la fruizione contemporanea. Così, nostalgiche atmosfere dal tipico flair nipponico si sposano a bizzarre fanfare avanguardiste o a lounge music per avamposti alieni, bleep futuroidi navigano nelle ragnatele dei sitar e il Giappone incontra l’India in una nave cargo per Andromeda.

Percussionista in un gruppo chiamato Tokyo Ska Paradice Orchestra, Asa Chang - attivo dal 1989 - lascerà presto quella formazione per dedicarsi a sperimentazioni in proprio e all’attività di produttore. Durante i primi anni Novanta, attraverso svariate collaborazioni, ha modo di spaziare dal pop all'elettronica e all’avanguardia; tuttavia è solo nel 1998 che un progetto personale prende corpo. Reclutato un chitarrista/programmatore, Hidehiko Urayama, il musicista fonda quell’anno gli Asa Chang And Junray e, attraverso questa ragione sociale, pubblica l'album Tabla Magma Bongo per l'etichetta locale Torattoria. Due anni dopo, Chang accoglie un percussionista di tabla, U-Zhaan e, con una formazione allargata a trio, si esibisce al party "Man Drive Trance" e al prestigioso Festival rock di Fuji.

Nel 2001 esce Hana, acclamato da molta critica come miglior album di quell'anno e, grazie ai plausi internazionali, l'anno successivo Asa Chang ottiene un contratto con l'etichetta londinese Leaf, la quale pubblica prima un 12" (Hana) e successivamente l'album omonimo, che farà conoscere le composizioni del musicista al pubblico europeo. Mentre John Peel propone il singolo Hana nel suo programma radiofonico, neanche quattro mesi dopo l'uscita del long playing, nei negozi di Tokyo arriva Tsu Gi Ne Pu, un mini di circa quaranta minuti che porterà il gruppo in un piccolo tour nel Paese. L'anno si conclude con la pubblicazione di un mix (sempre di Hana) per la compilation Fabriclive 07 dell'omonima etichetta inglese. Nel febbraio 2003, la Leaf non si fa scappare il gustoso seguito del fortunato album e ristampa Tsu Gi Ne Pu per il mercato europeo; mentre il gruppo è impegnato nel riscrivere le proprie canzoni per uno spettacolo di danza della “Idevian Crew”, segue un breve tour con alcune date: a settembre a Tokyo e in gennaio a New York e Montreal. Sempre in settembre esce un singolo, Senaka, per il mercato giapponese.

Copertina: Jun Ray Chang Song (Leaf / Wide, 2002)
  • Hana
  • Preach
  • Kobana
  • Nigatsu
  • Goo-Gung-Gung
  • Kutsu # 2
  • Jippun
  • Kokoni Sachiari
  • Tabla Bol (Catastrophe)
  • Radio-No-Youni (Comme a la Radio)
  • Kutsu

Jun Ray Chang Song (Leaf / Wide, 2002)

di ©2004 Edoardo Bridda

Jun Ray Chang Song, uscito nel 2002 per l’etichetta Leaf, ripropone materiale di due uscite precedenti disponibili per il solo mercato giapponese. È di fatto una raccolta di brani diversi tra loro, accomunati da un ricerca particolare che può essere ricondotta a una rivisitazione della musica per teatro classico giapponese. Hana, la traccia d'apertura, s'ispira all'idea di Zeami, un teorico del teatro del '600, per il quale ogni rappresentazione doveva coincidere con l'idea di un fiore (l'hana), meraviglioso e unico, che va mutandosi e consumandosi sotto gli occhi di chi lo guarda, ma non si riproduce mai in modo perfettamente identico. È proprio questo aspetto di ipersensiblità a qualunque cambiamento d'ambiente, a trasporsi a livello musicale grazie ai repentini e marziali moti accelerativi e decelerativi delle percussioni, aspetto doppiato dalla declamazione vocale. La caducità del fiore si identifica col motivo circolare per archi e evoca l'immagine di una scena nota nei cartoon giapponesi: una foglia che cade al ralenti tra la pioggia fendente. La magia di Hana non risiede soltanto in una riproposizione fedele della tradizione, ma soprattutto in un suo aggiornamento alla fruizione moderna nonché in una sua fusione con tradizioni differenti.

Asa-Chang percuote le pelli dei bonghi suonandoli come se fossero delle tabla (nello stile indonesiano del Dandud), disturba con ronzii elettronici il motivo dei violini e soprattutto trasforma una musica nata per accompagnare una rappresentazione scenica in un evento sonoro che cattura l'attenzione di per sé, e questo avviene soprattutto grazie a una melodia (data principalmente dagli archi) e a soluzioni timbriche ricercate e accattivanti. Anche dal punto di vista delle fusioni indio-nipponiche, alle quali il musicista farà ricorso durante gran parte dell'album, abbiamo precedenti storici: alle origini del teatro No, una marcata e declamatoria ritualità delle cerimonie "kagura" (divertimenti degli dei) si combinava ai generi di spettacolo ispirati alle rappresentazioni del culto buddista. Quest'ultime erano state importate nel continente amalgamandosi alla perfezione, tanto che elementi shintoisti, o meglio prebuddhisti, e buddhisti erano fusi in modo inscindibile, costituendo un’evidente testimonianza della rielaborazione di un retroterra liturgico-ritualistico da parte dei teorici del teatro giapponese. Allo stesso modo Chang riscopre gli scambi culturali tra i due Paesi, aggiornandoli al proprio gusto e tempo. Nel caso di Preach e Radio-No-Youni (Comme A La Radio), troviamo assimilata - attraverso motivi affidati alla tromba - la fanfara, probabile sostrato della musica delle feste di piazza (si veda a tal proposito "Zatoichi" di Kitano), di fatto non tanto dissimili da quelle nostrane (siciliane in special modo).

Nigatsu, che principia grazie agli intrecci di recitato/parlato in giapponese, si mostra come una ballata quasi convenzionale, giusto una pausa per lasciar posto al fragore di Goo-Gung-Gung, ovvero una serratissima partitura di percussioni dove il musicista ritorna dalle parti della musica per teatro, con i nove minuti di Jippun, tra cinguettii elettronici e sibili del theremin, a culminare ipnoticamente questa sperimentazione. Ben più futuribili i due brani successivi - Kokoni Sachiari e Tabla Bol (Catastrophe) -, che esplorano l’etnicità in chiave drill ‘n’bass con alcuni spunti à la Loop Guru, e infine, morbido e accomiatante, il finale - Kutsi - incentrato sull'aliohorn (sorta di oboe) e il rimbalzare di palline da ping pong sullo sfondo.

Le colte citazioni, la fluida mescolanza di generi e stili e il gusto con il quale sono stati arrangiati, sono i migliori testimoni del talento di Asa-Chang, un'abilità che eccelle nel brano rituale, proveniente dalla tradizione No e Gagaku, e nella fanfara, derivante non solo dalle manifestazioni di piazza ma forse anche dal cabaret, con le fusioni più vicine alla lounge a rappresentare dei discreti divertissement. A questo tipo di contaminazione tra tradizione giapponese e forme musicali altre squisitamente occidentali, della quale si può rintracciare l'origine in alcune musiche da film composte negli anni '60 (pensiamo a Sadao Bekku e al suo Matango, Fungus Of Terror o a Masaru Sato con la Yojimbo Suite), Asa Chang aggiunge un prezioso tocco di modernità tutta digitale, che rende le sue composizioni prepotentemente attuali e dal taglio inedito e originale; e rispetto a grandi compositori del calibro di Toru Takemitsu, la cui musica pure aveva rappresentato questo tipo di fusione, ma più nei concetti sottostanti la composizione che nella mescolanza degli stili musicali (per esempio staticità/dinamicità), il pout pourri asachanghiano risulta sicuramente meno intellettuale, ma forse più facilmente inquadrabile e quindi maggiormente incisivo. (7.3/10)

  • Toremoro
  • Tsuginepu To Ittemita
  • Xylophone
  • Kaikyo
  • Kutsu #3

Tsu Gi Ne Pu (Mini-Album, Leaf / Wide, 2003)

di ©2004 Martino Lorusso e Edoardo Bridda

A pochi mesi dalla pubblicazione diJunray Song Chang, Asa-Chang e Junray tornano con un mini-album (sebbene la durata complessiva superi i quaranta minuti), il cui titolo fa riferimento a una poesia di Sadakazu Fuji che fonde il giapponese moderno con una lingua di antichissima tradizione. La magia di Hana si ripete immutata nelle cinque tracce, la cui struttura - grazie all'utilizzo di field recording naturalistici - si fa più dilatata. Toremoro sembra eseguita nel verde lussureggiante di un bosco; il suono della tromba nella strumentale Kaykio sottolinea con fare epico l’incedere impetuoso delle onde dell’oceano. Più scarne, ma anche più sperimentali Tsuginepu To Ittemita e Kutsu #3, soprattutto quest’ultima, giocata sull’interazione di più voci che recitano una medesima frase su una scala minimale al synth, rappresenta l'esperimento più ipnotico e riuscito dell'album. Da notare infine la cura per la scansione ritmica, un aspetto che il combo ha curato fino alla maniacalità: grazie agli insegnamenti del percussionista classico U-Zhaan (presente in questo lavoro), ogni aspetto della musica è assemblato e memorizzato su un computer, in modo che ogni suono sarà riprodotto fedelmente in ogni occasione. Tsu Gi Ne Pu è un’ottima conferma. (7.0/10)

  • ??
  • Parlor
  • ?? (Instrumental)

Asa Chang/Junrei/Kyoko Koizumi - Senaka (Singolo, ???, 2004)

di ©2004 Edoardo Bridda

Questo singolo, uscito a gennaio del 2004, contiene tre brani: l’omonimo Senaka, in due versioni, cantato e strumentale, e Parlor (presente anche nella compilation della Leaf Delivery Room). Senaka, che vede la partecipazione dell'aggraziata cantante Kyoko Koizumi, è una composizione piuttosto commerciale alla luce della produzione del combo; tuttavia i delicati giochi drill nella sezione ritmica e il conseguente cut-up della voce, con un motivo d’archi simile a Hana in sottofondo, non sfigurano, conferendo all’arrangiamento una discreta piacevolezza. Parlor è una (ormai classica) fanfara à la Asa Chang per voci distorte e motivetto sbilenco (simile per certi versi a Preach, contenuta in Jun Ray Chang Song, Leaf / Wide, 2002). Non imprescindibile, ma sufficientemente interessante. (6.5/10)