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Introduzione
Critica
Webografia

Artanker Convoy

di AA.VV.
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  • Crown Vic
  • Thruway
  • Alaska
  • Portuguese
  • Natch
  • On The Wire
  • Alaska - Cosmic Rocker remix

Mature Fantasy (The Social Registry / Wide, 2OO5)

di Antonio Amodei

C’è stata un’epoca, la prima metà dei Settanta, in cui le voglie musicali e le tendenze danzerecce hanno privilegiato l’attenzione alla sezione ritmica, eleggendo a protagonisti basso e batteria, normalmente piegati alle esigenze delle voci (chitarre rock, fiati e piano jazz). Ed è a quell’era che il sestetto Convoglio del batterista Artanker guarda, triangolando tra Kraut rock a Miles Davis di Bitches Brew sino ai Soft Machine ed al Canterbury tutto, allentando la rete da cui pesca una miscela sonora tra dub, funk, house-jazz, dance mix, afro e psichedelia.

I Convoy vengono da Brooklyn ma sono attivi a New York. Ovvio, date le coordinate - del resto ostentate dall’orribile copertina - che emulano la stagione più propizia alla contaminazione. Un jazz-rock non elettrico (meno male…) creato per la performance dance diretta dalla coreografa Maura Baiocchi e registrato dal vivo in Argentina. D’accompagnamento, dunque, trattasi. Ben lo s’intende dalla dilatazione, praticamente strumentale, dei sei brani, il cui amalgama funky si fa apprezzare scorrendo languido e ben achitettato dalle solide basi tecniche dei musicisti, di chiara impostazione accademica, che costruiscono tappeti alla Tortoise, aperti all’intersezione di misure variazionistiche e reiterazioni tribali la cui trasversalità monotonale si dipana estesamente tra i brani, cucinati con stile e maturità. L’apertura dell’album è delegata al brano più breve, Crown Vic, di modo da dar la possibilità all’ascoltatore meno attento di passar oltre e respirare la vera misura del disco: in Thruway le intenzioni sono disvelate e le carte si scoprono nella dedica che il gruppo sottoscrive al mondo additivo del Sutra del Loto, nel senso che le successive Alaska e Portuguese appaiono mantra subliminali dove basso, batteria ed elettronica, respirano cosmicamente (l’album si chiude con un remix dal titolo Alaska Cosmic Rocker…). Chi si aspettasse costrutti maggiormente addensati o fraseggi lirici di psichedelia blues, lasci perdere: l’approccio sta nella leggerezza del tocco e nel ragajazz apparentemente asciutto e parco di svolazzi che, per i poveri di spirito, potrebbe rappresentare un limite artistico, anziché una coraggiosa dimostrazione di lealtà procedurale, dotata linguisticamente e ragionata stilisticamente.

Assai demodé, l’album ricama con perizia soavi urbanistiche colloquiali, meccaniche congegnate con gusto e reverenza, senza scivolare in cliché revivalistici, soprattutto evitando di infiorare o magnificare la lezione di un Cobham o di un Hanckock, recitata quindi in solitudine, come una preghiera shivaista. (6.8/10)

CD
  • Open Up
  • Black Dauphin
  • Ejector
  • Rabbit
  • Geyser
  • The Happy Minotaur
ATC+MUX DVD
  • Erratique
  • Happy Minotaur
  • Crown Vic
  • Open Up
  • Black Dauphin
  • Ejector
  • Rabbit
  • Geyser
  • Backfires

Cozy Endings (The Social Registry / Wide, 19 giugno 2007)

di Vincenzo Santarcangelo

Sexy come l’immagine di copertina del disco, curati nel dettaglio con perizia infinita, i brani di Cozy Endingsvivono, come tutti quelli scritti sinora dall’Artanker Convoy, della loro funzione deittica - sono segni, cioè, il cui ruolo è quello di esibire mostrare indicare. Musica ornamentale - senza alcuna nota di biasimo critico - che stavolta ha il compito di richiamare l’attenzione del pubblico sulle immagini dei videoartisti del collettivo MUX - già al lavoro presso Transcultura, l’Electricculture di Chicago, l’Electronic Visualization Laboratory, l’Università dell’Illinois.
L’opera in sé consisterebbe dunque, a rigore, nel DVD curato dagli artisti e dallo stesso Artanker: in una serie, cioè, di nove video che alternano astrattismi ed esperimenti optical art ad immagini di esibizioni dal vivo. Ma il disco, dalla scaletta parzialmente difforme rispetto a quella del DVD, si lascia ascoltare, nonostante quanto sinora affermato, come seconda opera: sensata, dunque l’idea di isolare le diverse esperienze (quella sinestetica e quella uditiva) in due contesti indipendenti, sebbene le tracklist finiscano in parte per sovrapporsi.     
La musica è quella di sempre, e vive delle passioni dichiarate del leader e batterista Artanker: kraut rock, Canterbury, Soft Machine, da una parte; il Miles Davis dei settanta, il funk, il dub e la bossanova percepiti da orecchie bianche, dall’altra, ed il pensiero, quindi, non può che tornare ai Tortoise. E’ più insistita, e se ne capisce ormai il motivo, la componente ambientale e site specific della proposta sonora,in brani come Open Up e Ejector, ma quando c’è da suonare sul serio i sei non si tirano di certo indietro (Black Dauphin: l’esibizione live nella sezione video li ritrae come fossero macchine suonanti). Chi ha amato Mature Fantasy avrà di che gioire, per tutti gli altri Cozy Endings costituisce un buon punto di partenza per addentrarsi nel multicolore universo del Convoglio Artanker  (6.5/10)