Caratteri: [Small] [Medium] [Large]
Introduzione
Critica
Webografia

Turn On… Andrea Rottin

di Fabrizio Zampighi
Ultimo sussulto del ventre fecondo di Treviso e dintorni: già tra i fondatori del Collettivo Madcap, Andrea Rottin esce ora con Songs About Nightmares, album stralunato, folk, eclettico con una scrittura pop interessante.

Collettivo Madcap

Maledetto Madcap Collective! Sarà anche un caso, ma è proprio dal cilindro del Cappellaio Matto che sono uscite di recente alcune tra le proposte musicali italiane più intriganti. Strane creature come Father Murphy, Beatrice Antolini, Stop The Wheel, Gomma Workshop - solo per citarne alcune - hanno preso casa presso la label trevigiana, quasi fosse una sorta di comune hippie fuori tempo massimo, garante di una visione del mondo lontana anni luce dai modelli musicali preconfezionati. Maledetto dicevamo, perché regolarmente ci propina produzioni lo-fi sgangherate e bizzarre, scarne e - apparentemente - raffazzonate, cercando di convincerci – quasi sempre con successo - che quel tavolo a tre gambe in forma di note che gira nel lettore, possegga in realtà un equilibrio tutto suo e un senso compiuto.
Come nel caso di Andrea Rottin, ultimo sussulto del ventre fecondo di Treviso e dintorni. Ultimo ma in realtà primo, dal momento che il Nostro altri non è che il deus ex machina di quegli Oswald che del Collettivo furono tra i fondatori nonché iniziale propaggine musicale. Un' esperienza a tre durata qualche anno e trasformatasi in un unico disco solista, Last Songs, preludio all'inevitabile fine del progetto e nel medesimo istante data di nascita del nuovo Andrea Rottin.

Quello dell'ultimo Songs About Nightmares: stralunato, folk, eclettico, rapito dalla psichedelia acustica del padre fondatore Syd Barrett ma al tempo stesso capace di dar voce ad una scrittura pop dagli interessanti sviluppi. Il tutto con una chitarra, un quattro piste, qualche sovrincisione e un piccolo aiuto da alcuni amici – tra loro, Vittorio Demarin (Gomma Workshop e Father Murphy), Paolo Moretti (Littlebrown) e Davide Cristiani del Bombanella Studio -, per un disco surreale, casalingo, che, nelle intenzioni, vorrebbe “letteralmente” dare voce agli incubi del Nostro. Curioso l'accostamento: se Barrett sembra godere di un diritto di prelazione sulle andature zoppe dei dodici brani in scaletta, è il Cobain unplugged che torna alla mente con regolarità, nelle ruvidezze del cantato, negli scambi armonici, nelle scariche elettrostatiche che fanno da contorno. In un patchwork brioso e allucinogeno che seduce e convince, a patto che non soffriate di insonnia o siate poco propensi ad abbandonarvi al fluire inarrestabile dell'inconscio. In tutti i casi, comunque, il consiglio è di provarlo.

  • Truck Song
  • Austria
  • Gentle Voices
  • Sousedovic Pes
  • Locked
  • Country Style
  • Ruski, Cat Song
  • The Moon Drowns
  • Elegy
  • Looking Glass
  • And No Businessmen Out There
  • Explode!

Songs About Nightmares (Madcap Collective, gennaio 2008)

di Fabrizio Zampighi

Bizzarrie notturne, voci dall'inconscio, la foto di una bambina vestita da insetto su fondo nero. Immagini più che suoni, di quelle sgranate e dai contorni non ben definiti, fatte della pasta di cui sono fatti i sogni. O meglio, gli incubi, nel caso di Andrea Rottin.
Songs About Nightmares allora, quasi fosse possibile mettere in musica quello che passa per la testa mentre si dorme e tutti gli interruttori sono spenti. Un processo di ricostruzione che ravviva i paesaggi sbiaditi della mente grazie a un pop acustico allucinato, estroverso, perennemente in mutazione. Il Virgilio della situazione è Syd Barrett, traghettatore in un mondo al contrario fatto di nastri capovolti e echoes da WC pubblico (Gentle Voices e Sousedovic Pes), parentesi folk luminose(Truck Song e Locked), fotogrammi veloci (Austria), ralenti al Valium (Ruski, Cat Song), in un percorso tortuoso, poco battuto, tuttavia non troppo distante dalle uscite di sicurezza. Lungo il viaggio amori giovanili mai archiviati – il Kurt Cobain di Looking Glass – eprofeti delle storture armoniche – i Meat Puppets di Country Style –, compositori da spazi stretti – il Beck di Mutations in coda a Explode! -  e insospettabili simpatizzanti della melodia – i Love di The Moon Drowns -, a sottolineare quanto la materia dei sogni sia per sua natura malleabile e personale.

Dura appena ventotto minuti il dormiveglia di Andrea Rottin, ma è ricco di visioni, colori, disegni, come quelli raccolti nel booklet a firma LittleBrown/Paolo Moretti e Mauro Mattiuzzo. Un caleidoscopio da fase R.E.M. che si confonde con la realtà, rendendola, almeno per un po', decisamente più attraente. (7.3/10)