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Introduzione
Critica
Webografia

Alphabeat

di aavv

 

 

 

Copertina: ...
  • Fantastic 6
  • Fascination
  • 10.000 Nights of Thunder
  • Boyfriend
  • What Is Happening
  • Go-Go
  • Touch Me Touching You
  • Rubber Boots
  • Public Image LTD.
  • Nothing But My Baby

This Is Alphabeat (Charisma / EMI, 2 maggio 2008)

di Stefano Solventi

Cosa dire di un disco che su dieci tracce (per poco più di mezz'ora) allinea almeno sei potenziali singoli e quanto alle restanti siamo più o meno lì? Ovviamente che è un disco azzeccato, anzi furbo, anzi furbamente ispirato, così da sembrare fresco, brillante e vario al punto giusto (funkettini zuccherosi, wave frizzantella, errebì tra il garrulo e l'iindolenzito, anni ottanta a profusione), unificato da una leggerezza che sprizza gioventù appena turbata da qualche bruma all'orizzonte (ché non è il caso di scordarli del tutto i grami tempi che incombono).

Insomma, è quintessenza pop, nient'altro che questo. Di cui godranno i palinsesti radiofonici estivi e – se lo vorranno - le baracconate festivaltelevisive, visto che questi sei debuttanti danesi vantano tra l'altro un look tutto adrenalina e spensieratezza, potendo contare sulla verve di ben due vocalist -  lo smilzo Anders SG  e la caramellosa Stine Bramsen - davanti a basso, chitarra, tastiere e batteria. I media britannici li hanno subito adottati, tanto che il loro omonimo album di debutto - disco di platino in patria - è stato ristampato da EMI col nuovo titolo This Is Alphabeat e rimpolpato da una cover di Public Image LTD. come avrebbero potuto farla i New Order in fregola Alphaville.

Casomai, provate ad immaginarli come dei Sugarcubes più giocosi anzi disinnescati, oppure se preferite dei nipotini entusiasti degli zii New Pornographers. Resta il fatto che, consapevoli o meno, ti escono con una Touch Me Touching You che in pratica ipotizza i Talking Heads affilati da Trevor Horn, con una Fascination che diluisce nell'aranciata la bowiana Modern Dance, con una 10.000 Nights of Thunder che fa incontrare Beach Boys e A-ah, con una Fantastic 6 che invita i Franz Ferdinand al party celebrativo degli adorati Men Without Hands, e via discorrendo tra uno stuzzichino e l'altro.

In fondo c'era da aspettarselo che dopo tanto rimestare nel pentolone del post-punk, pescando dal brodo i bocconi più tesi e cazzuti, qualcuno se ne uscisse con la leccornia perfetta, tanto carezzevole e arguta da alleviare per mezz’ora la preoccupazione cosmica dei nostri giorni. Siano benvenuti, quindi, gli Alphabeat. (7.0/10)