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Introduzione
Critica
Webografia

Aloha

di AA.VV.
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  • Brace Your Face 
  • Big Morning 
  • Your Eyes 
  • Ice Storming 
  • Between The Walls 
  • Come Home 
  • Weekend 
  • Summer Lawn 
  • If I Lie Down 
  • Mountain

Some Echoes (Polyvinyl, 11 april 2006)

di Gianni Avella

Gli Aloha sono onesti lavoratori. Vivono nell’ombra, defilati e lontani dai clamori. Licenziano album quando ne sentono il bisogno per poi ritornare, verosimilmente, al loro primo impiego. Ricordo che all’epoca del full-lenght del 2000, That’s Your Fire, destarono in me una certa ammirazione mista a speranza per come le loro impennate “nuovo rochiste”, un po’ emo un po’ prog, ricordassero l’operato dei mai troppo elogiati Shudder To Think.
Purtroppo - è proprio il caso di dirlo – tocca ridimensionare quella speranza che è rimasta tale, giacché la band dell’Ohio, perdurando su quelle terre piane, non è riuscita a andare oltre i consueti standard che sì allontanano eventuali cali, ma d’altro canto non donano scossoni.
Il presente preambolo nulla toglie, comunque, alla piacevolezza della tracklist griffata Polyvinyl che vede nell’iniziale Brace Your Face (con vibrafono al seguito) e nei quattro minuti da contemplare in luce soffusa di Ice Storming, un meritevole intrattenimento.
Un tempo esistevano gli album da “cassetta”, quelli non meritevoli del prezzo di copertina, gli  ideali ospiti per le mitiche Sony C60; oggi, è periodo di cd-r. Fate vobis. (6.0/10)

  • Body Buzz
  • Broken Light
  • Trick Spring
  • The End
  • Passengers
  • Gold World
  • Equinox

Light Works (Polyvinyl, 7 dicembre 2007)

di Andrea Provinciali

Dopo il loro ultimo quarto album, Some Echoes, gli Aloha tornano sul finire del 2007regalandoci, complice forse l’atmosfera natalizia,  un EP che per durata e qualità sembra avvicinarsi a un LP vero e proprio. La band di Cleveland intesse ben sette canzoni sempre intorno a quell’idea di pop gentile, leggero e stratificato simultaneamente, che ha sempre accomunato i suoi album. C’è da dire che in Light Works, rispetto al passato, sono accentuate ancor più le linee melodiche, lasciando in secondo piano quella ricercatezza sonora, ora vicina al jazz ora preda di derive arty, che li ha sempre contraddistinti. E il risultato, dobbiamo ammettere, è del tutto convincente e invitante. Non che prima fossero troppo arzigogolati o leziosi, assolutamente no. È solo che ora gli Aloha dichiarano apertamente la loro totale apertura a un’immediatezza pop più evidente e naturale. Sono sette tracce in puro stampo pop: leggere, dolci e soffuse. Molto vicine agli Smiths e ai Beatles più malinconici, ma pur sempre debitrici di un certo indie pop chitarristico dei giorni nostri. Quello per intenderci propagato proprio da etichette come la Polyvinyl, non a caso. Ora, non ci resta che attendere impazienti l’album effettivo, dopo aver gustato con piacere questo generoso antipasto. (6.9/10)