Spirito mitteleuropeo, artista poliedrico e curioso, musicista e assemblatore di parole capace di scatenare moti emozionali inaspettati sulle onde dei ricordi e di una poetica profonda: in due parole, Alessandro Raina.
Alessandro Raina si presenta così. Con una carta d'identità che fa risalire la data di nascita al 1999 – ai tempi di Colonia's Parad'ies, primo episodio discografico edito a suo nome -, la maggiore età al 2003 – quando presta la voce ai Giardini di Mirò nelle giravolte post-rock di Punk...Not Diet – e l'attuale residenza in un luogo dell'anima non ben identificato, tra Parigi, Milano, Londra, l'elettronica minimale e un pop appeso al filo invisibile della psichedelia più leggera. Un profilo biografico e artistico frammentario, figlio di una gioventù nomade spesa in giro per l'Europa tra mille esperienze e confluito all'interno di una proposta artistica che parte dal folk minimale degli esordi e arriva alle malinconie sintetiche dell'ultimo ibrido letteral-musicale Nema Fictione.
Farsi rapire dalla poetica decadente e mitteleuropea dell'autore è cosa piuttosto facile, come del resto mandare a memoria i suoni scarni ma eleganti, oltre che curati in ogni dettaglio, che costituiscono l'ambito semantico di riferimento. Un abbandonarsi volontario che regala davvero gradite sorprese.

Se penso che si tratta di un lavoro più volte – da me in primis - dato per perso, non posso negare di avere provato una bellissima sensazione il giorno in cui Giacomo Spazio mi ha mostrato la prima copia stampata. Oltretutto non ho avuto alcun controllo su tutta la fase di traduzione grafica dell'opera e ritrovarmi fra le mani il lavoro finito è stato ancor più particolare che avere fra le mani un cd.
Inizialmente il progetto avrebbe dovuto chiamarsi “Non Fiction”, per rimarcare ulteriormente il significato della sua parte letteraria. Quello di “Non Fiction” è un concetto squisitamente anglo-americano ma convenzionalmente indica un tentativo di scrittura immaginativa, fortemente basata su elementi biografici, sottoposta a una perturbazione (in narratologia si usa proprio questo termine). Ne ha origine un nuovo piano di realtà, in cui personaggi o eventi reali vivono narrativamente o rivivono episodi della propria quotidianità.
“Nema Fictzione” è “NonFiction” in una sorta di traduzione indoeuropea inventata da Giacomo.
L’idea di un libro d’arte (perché, mi preme sottolinearlo, di questo si tratta, e non di un romanzo o di una raccolta di poesie) venne a me e Giacomo agli inizi del 2000 al Tunnel, storico club di Milano da poco riaperto. Credo quella sera suonasse Sparklehorse.
Sentivamo entrambi una grande urgenza di ricomporre un ritratto corale del ‘900 italiano, un secolo che aveva lasciato nelle vite di entrambi moltissimi punti di domanda e che al contempo ci aveva inviato segnali intensissimi e contrastanti sotto forma di personaggi che in qualche modo avevano colonizzato il nostro immaginario.
Pierluigi collaborava già da tempo con Giacomo e fra noi l’intesa è sorta in modo immediato. Anche se il disco è uscito anni e anni dopo, gran parte del materiale musicale era già stato partorito dopo pochi mesi dal nostro primo incontro in studio.
Come ti dicevo, da un criterio poco ragionato e piuttosto spontaneo. Abbiamo messo su un foglio i nomi di tutti coloro i quali, secondo noi, rappresentavano grandezze, miserie e diversità del ‘900 italiano. Non c’è nulla di provocatorio nella scelta di alcuni e al contempo, almeno nei miei intenti, nulla di scontato nel confrontarci con nomi ormai ultra consacrati.
Com’è ovvio, ci sono state rinunce dolorose, su alcuni abbiamo un po' battagliato, ma trovo che le figure portate sulla carta rispecchino precisamente il nostro intento.
La parte musicale è strettamente legata al concept del lavoro perché tutti i brani presenti nel disco sono ispirati al personaggio a cui sono dedicati. In alcuni momenti, vedi Mastroianni o Crialese, penso che la musica si avvicini molto al ‘campo di esistenza’ di queste figure.
In altri casi ho semplicemente inseguito un mood tradotto in parole e musica, cercando di mantenere più coerenza possibile fra lo spessore storico del personaggio e l’impronta musicale del brano dedicatogli. In questo senso è stato molto più facile dedicare una canzone a Carla Bruni o ad Asia Argento che scrivere ‘per’ o ‘su’ Giulia Niccolai o Mario Mieli.
Si e no, nel senso che quando scrivi una canzone, in inglese per giunta, c’è sempre parte di testo che deve adattarsi alla struttura del brano, ed essendo l’inglese una lingua molto plastica e facilmente metaforizzabile diventa quasi inevitabile sacrificare elementi di ‘senso’ in funzione dell’efficacia del testo su una certa melodia.
Si tratta di un lavoro che sento molto mio ma che al contempo non avrebbe mai avuto questa forma - sicuramente non facile da comprendere in modo uniforme - senza l’ispirazione di Giacomo Spazio. Pierluigi è stato una risorsa immane anche sul piano pratico poiché, provenendo da un mondo musicale radicalmente distante dal mio, ha potuto ‘maneggiare’ i miei spunti in modo autonomo, personale e in qualche maniera innocente, garantendo lo stesso tipo di approccio che io e Giacomo abbiamo adottato con i testi.

Molto spesso, e non parlo in senso artistico (o meglio parlo in base a un’identificazione dell’arte come strumento principe di confronto con la realtà), immagino che il mio unico vero presente sia il passato. Per farti un esempio immagino di essere un uomo del ventunesimo secolo, una persona dotata di senso storico la cui preghiera di vedere la Londra, la Roma, o la Parigi di cent'anni prima sia stata esaudita. Nema Fictzione, come Colonia Paradi’es, è un tentativo di venire a patti con un bagaglio di memorie, di tracce, di suggestioni e di inquietudini che ho sentito mie sul finire dell’adolescenza. Il rischio di cadere nel manierismo, nel tradizionalismo cieco è alto. Ma al contempo non si può tradire se stessi.
Conosco i nomi delle persone a cui sono in qualche modo debitore se ho realizzato certi progetti (mia madre, Giacomo Spazio, Jukka Reverberi, Paola Parenti e pochissimi altri) e al contempo ho imparato a contare esclusivamente su me stesso. Siglato il compromesso storico fra colpi di fortuna e sciagure penso di intravedere un punto di partenza per dare un seguito a quanto occupa la maggior parte del mio giorno –lavoro a parte. Ossia il tentativo di sentirsi figlio del proprio tempo pur avendo ormai da anni accettato di dover guardare a un passato mitico, a un’età dell’oro ormai quasi rimossa, per ritrovare affinità reali con il proprio modo di percepire lo spirito dei tempi.
Più in sintesi, un quasi trentenne felicemente costretto ad una doppia vita, affascinato dai resti del “bel mondo” –il bel mondo liberale e splendidamente nichilista in cui, per reazione alla follia delle due guerre, nacquero le avanguardie e risorse il meglio della classicità - preso dalla modernità, dalla commovente poesia che la modernità a volte ancora svela.

Il passato recente alla voce dei Giardini di Mirò è soltanto un ricordo lontano per Alessandro Raina e il concetto non potrebbe essere più chiaro. Lo si capisce dalle dimensioni importanti di questo Nema Fictione, dall'identico peso che ricoprono in esso opera letteraria e pentagramma, dal sentire ricercato e al tempo stesso sapientemente pop racchiuso nelle tredici tracce del disco. Un esperimento di fusione che è CD e libro di 98 pagine; un banco di prova collettivo subaffittato al patron della Cane Andaluso Records Giacomo Spazio – responsabile della parte grafica e redattore dei testi assieme al titolare del progetto - e a Pierluigi Petris - curatore della cornice strumentale –, con lo scopo dichiarato di abbattere i confini che separano i differenti linguaggi artistici.
Difficile capire dove finisca l'anima letteraria e inizi quella strettamente musicale, dal momento che l'impressione è che si parli di due facce della stessa medaglia. Piuttosto sterile limitarsi ad identificare il nucleo dell'operazione soltanto nel pathos sprigionato dai testi crudi in forma di poesia raccolti nel maxi-booklet e ispirati a personaggi di primo piano della vita culturale italiana – Pierpaolo Pasolini, Guglielmo Marconi, Dino Buzzati, Piero Ciampi, Cesare Pavese, Andrea Pazienza, tra i tanti – o nell'elettro-pop malinconico tutto basi sintetiche, chitarra, pianoforte, field recordings. Certo è che da qualunque parte lo si guardi, il secondo capitolo discografico di Alessandro Raina stupisce per concretezza, profondità, gusto ed eleganza, elementi che, neanche a dirlo, lo spediscono di diritto nella cerchia delle migliori uscite dell'anno. (7.5/10)