...


Nel parlare di ragazzi talentuosi come Helios e di gran parte della cosiddetta folk (e soprattutto pop) tronica di casa Morr e Type, spesso ci si dimentica di menzionare un personaggio che probabilmente al genere ha contribuito a dargli pane e fondamenta.
Una personalità più volte sottovalutata e forse poco nota proprio per sua stessa ostinazione, eppure un musicista che negli ultimi sette anni ha traghettato l’esperienza di Black Heart Procession, L’Altra, Tristeza e altri verso l’attuale indietronica. Probabilmente è grazie a gente come lui che il post-rock s’è levato di dosso l’inedia dei Novanta, approdando verso lidi che a inizio Duemila avrebbero fatto il successo di Sigur Rós e co. E guarda caso, sono proprio gli stessi islandesi a volerlo a tutti i costi, insistendo fino alla morte per fargli incidere un lavoro presso gli studi di Mosfellsbaer.
Hanno vinto loro e quel trentenne timido e riservato che risponde al nome di Jimmy LaValle non solo si è aperto a nuove istanze, ma si è fatto pure convincere a cantare. Il precedente album In A Safe Place è stato una rivoluzione per chi ha sempre descritto i propri lavori con un laconico “Faccio sempre la stessa cosa”. E il risultato premia ancor di più con questo nuovo lavoro. Il miglior già detto della storia della sua musica.
Into The Blue Again attacca con The Light,ovvero come fare un riassunto delle puntate precedenti: un brulichio circolare di note soffuse, un synth a intonare una melodia che sa di pensieri di fronte alla finestra, eppoi l’apertura di un secondo synth, come a far finta d’essere un ensemble cameristico. Insomma, filosofia L’Altra, Rachel’s e calore islandese espresso senza detonazione, tanto sobrio ma di fatto spoglio.
Si è sempre basata su poco l’arte Album Leaf: un giro melodico (rhodes o chitarra) e una base di batteria, sostituita abbondantemente nel tempo con ritmiche laptop. Le tre canzoni cantate non fanno eccezione: Always For You rappresenta quella pop tronica che piacerebbe - e tanto - a Thomas Morr, la canzone indie nell’era del dopo post rock, ovvero in quella dell’indietronica che a buon diritto ne ha raccolto lo spirito.
Incontrando pure certo sobrio romanticismo dell’indie tedesca, sorprendono Writing On The Wall, chenon sfigurerebbe nel canzoniere dei Tarwater e Wherever I Go che potrebbe risiedervi in un posto di lusso. Il resto dell’album è un misto di ricognizione nell’abusato (Shine) e di sfida all’aggiornamento stilistico (la Type song stile Helios di Red-Eye).
È un lavoro di genere talmente classico da non esserlo più. E anche se Helios ha un capello in più di talento, questo non farà di LaValle un calvo. (7.0/10)