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AGF

di AA.VV.
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  • Do Protest
  • Explode Baby
  • All Lies On Us
  • A Distant View
  • Causing A Taifun
  • Restrict
  • Break Doors
  • Useless
  • Recorded
  • Slow Living
  • Distributor
  • From Morning On

Agf/Delay – Esplode (Agf Producktion, 2005)

di Gianni Avella

Da coppia fissa nel privato a indovinato sodalizio artistico. Lei, Antye Greie in arte Agf, che da chanteuse post trip-hop alla guida dei Laub si inventa emanazione di Laurie Anderson nell’acclamato Westernization Completed incontra il camaleontico Vladislav Delay, l’ometto tuttofare che nel solo 2004 ha fatto sia ballare (vedi alla voce Luomo di The Present Lover) che terrorizzare (vedi alla voce Vladislav Delay di Demo(n) Track). L’una tedesca l’altro finlandese, due culture distanti ma non troppo, visti i risultati. Si, perché la coppia costruisce una sorta di IDM oppiacea, come sei i primi To Rococo Rot (Germania, non a caso) rallentassero il battito frenetico dei Pan Sonic (Finlandia, non a caso) per un after riflessivo in piena tenebra. Le trame di Esplode (Agf Producktion) affrontano l’elettronica con passo esile, levigato e fortemente femminile; ogni beat nasce esattamente per essere apostrofato dall’interpretazione di Agf, duttile e scura nel colorare il monolitico incedere industrial di una canzone come Explode Baby, song interpretabile come se Laurie Anderson fosse nata e cresciuta in un’ ipotetica Bristol post- bellica influenzata non dal northern soul e da Curtis Mayfield bensì dal rigido incedere degli Einsturzende Neubauten. Il dialogo tra donna e macchina produce deliziosi refrain “pop” ( All Lies On Us), felpate movenze dub (A Distant View), stravaganti omaggi ai Doors (il finale di Break Doors che riprende Break On Throungh di Morrison & Co.), a Sade (la coda di Slow Living che diventa Smooth Operator) e capatine trip-hop, molto Tricky periodo Maxinquaye/Nearly God, tanto per ritornare a Bristol, in Do Protest e Causing A Taifun.

La combinazione è di quelle invidiabili. Quando due persone nascono per stare insieme basta poco per capirsi: uno sguardo, un gesto, delle idee e la voglia di stupirsi. L’uno con l’altro. E noi con loro. (8.0/10)

  • Words Are Useless
  • Letters Make No Meaning (Weapons No War Germs No Disease) I
  • Food Combination Chart
  • Die Ufer Sind In Feindes Hand
  • Where The White Animals Meet
  • Cognitive Modules Party II
  • Dread In Strangers Eyes
  • a Present, b Absent
  • Head Inside Cloud
  • Ooops For Understanding III
  • Kreuzwortraetsel
  • Presswehen
  • Mohr und die Raben von London
  • KZ
  • I-War
  • Under Water (Run!)

Words Are Missing (Agf Producktion / Audioglobe, 18 febbraio 2008)

di Antonello Comunale

Criptico e inintelligibile, distante e cerebrale. Il nuovo lavoro di AGF segna lucidamente la differenza che separa l’artista berlinese dal resto della comunità glitch. AGF innova, sperimenta, non si ferma su una soluzione ovvia che sia una. In un territorio così abusato come questo tra l’altro. Accompagnato da un libretto che per ogni brano prevede un’immagine (foto di testi, alfabeti, segni calligrafici fatti da lei stessa),  Words Are Missing gioca le carte dell’astrattismo techno, dell’informale glitch, dello sperimentalismo avantgarde, nel tentativo di elaborare un linguaggio paraverbale che si alimenti di silenzio e segni da decodificare o che si perda nel caos di ritmiche sempre più irrequiete e irregolari. Questo si traduce in un lavoro complesso sul piano formale. Se le parole perdono la loro capacità di portare con sé un significato diventano fonemi astratti, elementi di suono da far interagire con la musica, con il silenzio o con il rumore. Il puro e semplice suono della voce umana. E’ su questo elemento concettuale che ruota il lavoro e in particolare il trittico Letters Make No Meaning (Weapons No War Germs No Disease) I, Cognitive Modules Party II e Ooops For Understanding III. Rispetto al precedente Westernization Completed la mano di AGF si dimostra ormai padrona di una sapienza luciferina, evidentemente alimentata dalle collaborazioni con Zavoloka e Vladislav Delay. Altrove nel disco urla di terrore e sospiri ansiosi (Presswehen); riflessi spesso industriali e dub che appesantiscono le andature meno frenetiche (Mohr und die Raben von Londonm); epilettici cut-up fonetici su visionarie costruzioni glitch (I-War), ansiosi ricordi di una visita da sedicenne ai campi di concentramento di Buchenwald o omaggi alle parole crociate. Testardamente impegnata nel suo obiettivo, quello di costruire un nuovo linguaggio possibile, dove la parola non sia serva di nessun significato e l’elettronica di dimostri un terreno sui cui investire. (7.5/10)