Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

The Lights On... 3EEM

di Daniele Follero
Nati dalla passione per l’incontro tra elettronica e strumenti acustici, i 3EEM, trio di Ivrea formatosi all’inizio del nuovo millennio, dopo l’ ottimo esordio di due anni fa e qualche performance live, torna per la prova del nove: il secondo disco in studio. Superandola senza difficoltà.

Emissioni Elettro Magnetiche

3 Emissioni Elettro Magnetiche. E’ questo il significato che sta dietro la sigla 3EEM, trio piemontese di Ivrea fondato quattro anni fa dal chitarrista Danilo Corgnati e da Valerio Zucca (noto negli ambienti dell’elettronica come Abstract Q), ai quali si è aggiunto, dopo qualche mese, il saxofonista Fabrizio Bazzoni. Il nome è legato, come spiegano loro stessi, “al fatto che ogni persona possiede un suo campo elettromagnetico più o meno forte e capace di influenzare l’ambiente che lo circonda”. A voler giudicare dalle influenze musicali e dalle passate esperienze, sarebbe stato davvero difficile immaginare che mondi tanto diversi potessero convergere in qualche punto. Danilo si dichiara un fanatico del krautrock, con una giovinezza passata ad ascoltare Fugazi, Bad Brains e Sonic Youth, suonando in alcune band punk, a volte come chitarrista, altre come bassista, mentre Fabrizio si forma negli ambienti crossover. Nel mezzo c’è Valerio Zucca, ingegnere informatico (come Bazzoni), con un passato più che decennale negli ambienti della musica elettronica, dalle esperienze cyber-techno di Neural Coital e Ludwig Elite al jungle ambient del duo Abstract Quadrant. E’ a lui che viene l’idea di mettere assieme il trio, come mi spiega: “L’idea è nata alla fine del 2002 come reazione al lungo periodo durante il quale ho suonato elettronica come Abstract Q. Dopo anni, la voglia di condividere idee con altri musicisti e di poter presentare uno spettacolo live è tornata a farsi sentire e l’utilizzo del laptop mi ha aperto strade nuove. Da questi presupposti il passo è stato breve e Danilo prima e Fabrizio poi, sono diventati membri ufficiali e insostituibili del progetto”.

3EEM

Equilibrio diventa una parola chiave per la musica di 3EEM, nata in bilico tra mondi distanti, tra il jazz e la techno, tra l’ambient e i Cosmic Couriers, tra la materia elettronica e quella acustica. E’ nel naturale tentativo di far convivere queste esperienze che trova linfa vitale l’esordio del gruppo, Essence Of 3EEM (2005), che esce per la nostrana Small Voices. Un disco non certo di facile impatto, complesso, dispersivo a volte, ma interessante. Sonorità elettroniche molto tendenti all’ambient si mescolano alla chitarra e al sax con un approccio che richiama un modo di produrre e un sound tipicamente laswelliani (Reverse). Ma in questo album non è difficile riconoscere anche echi di cosmische musik che aleggiano tra i brani insieme a spunti di kraut rock. Come nel caso della conclusiva 24 Apes, ventiquattro minuti di deliri cosmico-elettronici, schizzetti psichedelici e ritmiche cangianti, che passano dall’ambient-dub al trip hop. Su questi paesaggi sonori i fraseggi di sax e gli arpeggi di chitarra disegnano figure che si mimetizzano nei suoni elettronici creando impasti timbrici affascinanti.

Dopo un inizio così convincente, continuare il cammino diventa quasi un obbligo. I tre si rimettono al lavoro con calma e nel frattempo costruiscono il loro live act, ancora più svincolato dalle forme chiuse. Durante i concerti, infatti, il trio si lascia andare maggiormente agli interventi di manipolazione elettronica, mentre sax e chitarra hanno margine per intraprendere brevi vie improvvisative. Diverso, invece, il lavoro in studio, dove la composizione segue schemi più regolari, come ci tiene a sottolineare Danilo: “Nella maggior parte dei casi Valerio costruisce degli scheletri di basi su cui io e Fabrizio improvvisiamo qualcosa, registriamo tutto e poi, in fase di riascolto, focalizziamo le idee su ciò che ci sembra valga la pena di lavorare. Più raramente si parte da frasi di chitarra o sax, ma il punto fermo rimane sempre quello di registrare ogni cosa e lavorare di editing successivamente. Tutto, in ogni caso, è suonato in modo da essere riproponibile in una situazione live”.

E’ sull’onda dell’entusiasmo, dovuto all’ottima accoglienza di Essence, che nasce Matilda, un disco più libero, più aperto all’improvvisazione, ma ancora giocato su quegli equilibri di cui si parlava poc’anzi, che qui giocano con la forma e il suo contrario. Frutto del sodalizio con l’etichetta inglese White Label, questo secondo capitolo ha il sapore della piacevole conferma ed ha già un atteggiamento maturo. Ma la fase creativa non sembra essersi esaurita, neanche a lavoro finito, come si capisce dalle parole di Valerio: “Stiamo lavorando a nuovi brani, cercando di sviluppare ulteriormente i concetti racchiusi in Essence e Matilda”. Un futuro pieno di ottime intenzioni. Intanto, però, godiamoci il presente.

  • Riverse
  • Dilate Me
  • In The Beginning It Was An Accordino
  • Kinfu
  • Jewel Case
  • 24 Apes

Essence Of 3EEM (Smallvoices, 2005)

di Daniele Follero

A due anni dalla loro ufficiale nascita i torinesi 3EEM si presentano finalmente al pubblico con il primo esordio. Un disco non certo di facile impatto, complesso, dispersivo a volte, ma interessante, non c’è che dire. Il verde pisello della sobria copertina poco dice sulla ricchezza di contenuti che la musica di questo trio dimostra già a un primo ascolto di possedere.

Le differenti esperienze musicali dei singoli membri sono testimoni della promiscuità messa in gioco. Valerio Zucca (aka Abstract Q) e Fabrizio Buzzoni, rispettivamente agli electronics e alla chitarra crescono musicalmente negli anni ’80 con la band crossover Nasty Nurses, influenzata da Faith No More e Naked City. Zucca passerà attraverso le esperienze più diverse, dalla psichedelia dei Disoriente, al duo jungle-ambient Abstract Quadrant, attivo anche in ambito cinematografico.

Ai due si aggiunge la chitarra elettrica di Danilo Corgnati, passato per varie punk band cittadine per approdare al grunge dei Mayflowers And Mantras, con gruppi di riferimento come Nirvana e Screaming Trees.

Il risultato di questa commistione, Essence Of 3EEM, sta però al rock come gli Scorn di Mick Harris stanno ai Napalm Death (cioè, molto, ma molto poco). Sonorità elettroniche molto tendenti all’ambient (a volte ricordano gli Orbital) si mescolano alla chitarra e al sax con un approccio che richiama un modo di produrre e un sound tipicamente laswelliani (Reverse). Ma in questo disco non è difficile riconoscere anche echi di cosmische musik che aleggiano tra i brani: non solo Tangerine Dream, ma anche spunti di kraut rock. Come nel caso della conclusiva 24 Apes, ventiquattro minuti di deliri cosmico-elettronici, schizzetti psichedelici e ritmiche cangianti, che passano dall’ambient-dub al trip hop. Su questi paesaggi sonori i fraseggi di sax e gli arpeggi di chitarra disegnano figure che si mimetizzano nei suoni elettronici creando impasti timbrici affascinanti. Nella grandiosa costruzione trovano spazio anche sprazzi di pseudo rythm’n’blues (In The Beginning It Was An Accordion) e di uno strano free jazz mescolato alla techno (Kinfu). Un’altra bella sorpresa nostrana in questo 2005 piacevolmente “italiano”. (7.5/10)

  • LoEti
  • Seven
  • Underwater Impulse
  • K141
  • Ifunerali
  • Bolscevico
  • Toxic Jelly Experience

Matilda (White Label, 2007)

di Daniele Follero

Ci erano piaciuti molto ed io, personalmente, li avevo annoverati tra i migliori frutti di un 2005 musicale sorprendentemente “italiano”. Beh, il ritorno dei piemontesi 3EEM ci piace ancora di più, nel suo restituire certezze, conferme e, al contempo, elementi di forte novità.
Le certezze e le conferme sono quelle che ci si aspetta di solito dopo un buon esordio: coerenza stilistica, maturità e decisione nelle scelte. Tutti elementi che rendono Matilda il logico seguito di Essence Of 3EEM. Ma c’è di più. C’è una maggiore tensione nelle trame, tanto spazio lasciato all’improvvisazione, che si impone prepotentemente, conferendo più elasticità alla costruzione formale, e un’evidente intenzione di rischiare lasciando che l’invenzione prevalga sulla convenzione. Senza dimenticare che il nuovo lavoro è frutto della collaborazione con una nuova label: questo secondo album, infatti, a differenza del primo, pubblicato dalla nostrana Small Voices, esce per l’etichetta inglese White Label (e sarà scaricabile in anteprima su i Tunes).  Elementi di novità (o di “sviluppo progressivo”), questi, che integrano ciò che di buono già c’era. Resta un sound che attinge a più fonti, dal dub al jazz, dal trip hop all’ambient, ma che si arricchisce di un’inedita libertà creativa.

Non che l’attenzione per le forme “chiuse”, che caratterizzavano Essence Of 3EEM, sia stata disdegnata. Anzi: LOEti, l’electro-marcetta K141, la psycho folktronica di IFunerali, nel loro incedere ripetitivo e cadenzato, richiamano le atmosfere ipnotiche e soffici del primo album. Con la differenza qui, che la materia musicale non si esaurisce nella sua struttura. Sui tappeti sonori e le ritmiche flemmatiche di Valerio Zucca, la chitarra e il sax si mettono spesso in evidenza, dando libero sfogo alle proprie pulsioni, fino a rovesciare completamente le premesse di un brano. E’ il caso di Toxic Jelly Experience, che comincia con un semplice arpeggio di chitarra per poi perdersi, in più d’una occasione, in un delirio di qualcosa che, per rendere l’idea, potremmo definire electro-free-jazz.

C’è spazio e voglia per provare anche la voce di Fabrizio Bazzoni che, però, in Bolscevico, non si rivela certo una plusvalenza rispetto a ciò che di buono riescono a fare gli strumenti. Del resto, i 3EEM sono soprattutto una formazione strumentale, che riesce a esprimere benissimo ciò che vuole senza ricorrere alla parola. (7.4/10)