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Introduzione
Critica
Webografia

Trunk Records - Così ieri che sembra oggi

di Giancarlo Turra
La bizzarra, metafisica Inghilterra di Jonny Trunk e della Trunk Records, ricordata in occasione della pubblicazione della raccolta celebrativa con inediti che ne riassume a grandi linee i tratti stilistici.

PopNonStop

di Giancarlo Turra

C’è un’idea condivisa da eminenti critici e avvertiti ascoltatori: che la musica pop sia per definizione una faccenda sfuggente e atemporale. Insomma, pare che riesca nell’impresa di aprirsi una cavità, crescere dentro una dimensione parallela a sé stante dove ricicla in allegria i cascami della cultura di cui è parte integrante e - morendo ogni giorno - rinasce in eterno. Per magia, ciò che è “retro” si permea d’una componente nostalgica, confortevole e affettuosa come la poltrona preferita di quando eravamo bambini.

Ma c’è un trucco: nei “non luoghi” della ritenzione certe sonorità meditano, si rinnovano e tornano come risacca a cancellare le certezze, le stesse che credevamo incrollabili ed erano al contrario sulla sabbia. Lavorano sull’immaginario comune di un passato prossimo così vicino da sembrare antico, teneramente e illusoriamente ottimista se confrontato al presente arrivato in sua vece, che no, non è esattamente come lo aspettavamo. Una fugace ombra di inquietudine riposa pronta all’agguato, anche nei momenti più allegri e spensierati (anche in quello che viene considerato “mainstream” e invece osa: ascoltatela bene Umbrella di Rihanna, poi diteci…)

Un’autentica ossessione dello scavo, preferibilmente in un passato immaginario, che è particolarmente viva in alcune frange appartenenti (ancora per poco) all’under-underground d’oltremanica, come puntualizzato a fine 2006 da Simon Reynolds in un articolo apparso in The Wire. Persuasivo, come suo solito, da indurci a prendere in esame una delle etichette simbolo di - è bene precisarlo da subito - un “non movimento”. Nessuna scena da eleggere a hype e abbattere di lì a poco: la questione abita casomai dalle parti di un comune sentire, di un abbeverarsi a sorgenti accomunate dallo spirito originario nonostante le modalità stilistiche. In questo panorama, la Trunk Records ci sembra - per catalogo, ampiezza delle vedute e un decennio di attività fresco di festeggiamenti - il caso da portare a esempio, parallelamente a quel Focus Group con cui condivide affinità elettive ed istruzioni per l’uso.

Approfittando della pubblicazione di Now We Are Ten (Trunk / Goodfellas; agosto 2007; 7.8/10), raccolta celebrativa ricca di inediti che ne riassume a grandi linee i tratti stilistici, l’abbiamo posta sotto la lente del microscopio. Non ve ne racconteremo la storia: a quello ci pensa già Mr. Trunk nelle note di copertina del CD. Vi diremo piuttosto di come, nonostante ogni possibile cautela, ci abbia dato da grattare il capo, confortando con amorevole rievocazione un momento e agitandoci a colpi di detournement situazionisti quello successivo.

Yesterday…

Se si analizza con superficialità il catalogo Trunk ci si può fare l’idea che si tratti solo di una delle solite label dedite al recupero di “musiche strane”, curiosità esotiche che dopo il boom di metà Novanta sono per lo più roba da rigattiere. Non è così: Jonathan Benton-Hughes (che preferisce farsi chiamare Jonny Trunk) ha posto le basi dell’etichetta nel 1995 mosso da una non comune capacità di scelta, da un disegno preciso che mirava subito al cuore del problema. Inseguiva quel materiale da peculiare “library” (musica d’accompagnamento per pubblicità, jazz salottiero ma tagliente ed elettronica televisiva) genialmente stravolto e stridente nei dettagli. Musica strumentale al quadrato, insomma, per lo più priva del canto e spesso asservita a una funzione precisa. Laddove molti si limita(va)no a ritrovamenti dissennati o basati sulla mera stranezza, ogni disco pubblicato da Jonny arriva da luoghi affatto anonimi e confusi, mai radicati in un vuoto autoreferenziale. Sono i figli sperimentali dell’arte visiva e sonora tipica degli ottimistici “tempi moderni”, anni in cui si lavorava col meta-pop. Ci trovate la sperimentale televisione britannica dei Sessanta e dei primi Settanta (serie e pupazzi animati visionari e inquietanti come Dr. Who, The Clangers, U.F.O., The Tomorrow People), il cinema in grado di mostrare una differente percezione della realtà (Gola profonda, The Wicker Man, il cui soundtrack di culto è diventato un successo, La notte dei morti viventi), i suggestivi suoni che a tutto questo s’abbinano. O che, in un gioco di rimandi ed echi incessanti, sembrano preconizzarne e percepirne lo spirito, siano essi jingle pubblicitari, mosse cabarettistiche o indagini da scienziati del suono come Delia Derbyshire, BBC Radiophonic Workshop o il misconosciuto preconizzatore dell’ambient Basil Kirchin. Difatti, l’intento iniziale della label britannica fu di preservare e divulgare la messe di materiali della Bosworth Library, il più longevo archivio sonoro di musica “da commento” esistente oltremanica. Come non vedervi un’ideale ricongiungersi all’epoca dell’intrattenimento ingegnoso, dei dettagli subliminali inseriti dentro quella che pare, ma non è, semplice sottocultura usa-e-getta? P erché non ridare vita a dischi incisi da virtuosi jazzisti e genialoididi un’elettronica a basso sviluppo tecnologico, perciò dal potenziale evocativo inversamente proporzionale? Un’operazione simile a quella portata avanti da Stereolab, Boards Of Canada e Broadcast, con la differenza che qui si scandaglia il cuore di quella che è stata splendidamente etichettata come “memoriadelia”. Là si riproduce creativamente partendo dalla suggestione, prossima all’onirico, del ricordo, qui se ne studia per lo più il reperto (ri)generativo. L’intento non è da amanuense, semmai dell’umanista: prova ne sia che Jonny, primo controsenso che tira le fila, ha pubblicato anche interessante materiale di sua composizione, perfettamente scambiabile per vintage. Ogni uscita, grondante stile fin dall’artwork, rappresenta un gesto d’amore per epoche dimenticate e dimensioni parallele.

…And Today

Da John Cameron, Orriel Smith e compagnia bella si leva la polvere e lì si scopre lucenti arcani da soffitta psichica, si è investiti da immagini sonore radicate in noi anche se mai sentite né viste davvero al tempo in cui c’erano. Ne aleggia solo il misterioso, non di rado stridente magnetismo, e quando occorre c’è la televisione che “una tantum” serve al recupero. In un paragone dal sapore di madeleine proustiano, è come se artisti nostrani partissero dalle ipnosi musicali del monoscopio Rai, dai commenti sonori ai documentari anni ’70 e dalle follie visive della Tv Svizzera per indagarle e capirne i segreti. Vedere l’effetto che fa.

Da quando Jonathan ha messo in piedi la Trunk, il motto è stato “musica, nostalgia e sesso”, in forza del quale ha trovato subito un bacino d’utenza tra collezionisti e cultori terminali, ma anche tra chi cerca nella musica un valore aggiunto di arguzia e spirito dei tempi (andati). Aiutato finanziariamente dal successo di Oh Boy dei Transcargo (usata per una nota pubblicità di automobili, ed ecco che il cerchio si chiude…), ha allargato pian piano il cerchio degli interessi. Fin qui nulla di male o anormale, se non che in un’operazione fedele a una linea che forse c’è e forse no (ma si vede), il Nostro ha sentito la necessità di andare alla fonte con lo scrupolo dell’avventuriero, portando in salvo intere collezioni di musica falsamente accessoria, viceversa in grado di reggersi in piedi alla perfezione.

Del campionario discografico, non ricchissimo ma di qualità media considerevole, Now We Are Ten offre adeguato e stimolante compendio. Nessuna traccia di archivismo, ribadiamo, perché l’“understatement” anglosassone bilancia i pochi eccessi, come già accadeva per la El, etichetta dalle non poche affinità vocazionali con quanto fin qui esposto. Dal torbido sgranato seventies sopraggiungono tanto la colonna sonore di Gola Profonda (pellicola dal sottotesto oggi buffamente ironico) che le antologie di 7” allegati a riviste sconce, culminanti nel grado zero di spazzatura onanista Dirty Fan Male. Idea spassosa, quella di mettere su disco letture di missive inviate alla sorella di Jonny, anonima attrice porno, trasformatasi in “fatto” mediatico e in un libro che reiniettano il veleno nel corpo che lo ha prodotto.

Cosa resta, infine, oltre a musica di gradevolezza e intuito non comuni? Una certezza, per lo meno: la memoria si ricicla autonomamente nell’immaginario e il pop le tiene dietro. Sembra confortante, ma appena scruti dietro la facciata appare sempre qualcosa che scricchiola. E’ lì che avete ottime possibilità di incontrare Jonathan e, siatene certi, sta alacremente lavorando per voi.