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Rolling Stones : dalla Decca a se stessi

di ©2005 Sergio Dagradi
Lo strano percorso che ha portato i Rolling Stones dai cinque "ragazzacci" della Decca records all'immagine che conosciamo tutti, la famosa "Tongue and Lip".
Foto: Il famoso logo "Tongue and Lip"

Dinanzi a qualcuno dal comportamento insolito, specie se reiterato, viene spontaneo chiedersi: ci è o ci fa? Se poi “qualcuno” sono in realtà cinque, ricchi e famosi, le contraddizioni si sommano ed elidono simultaneamente, né potrebbe essere altrimenti trattandosi dei Rolling Stones, le uniche pietre in grado di rotolare verso l’alto. Le multiformi sfaccettature non sono proprie solo delle pietre preziose, ma anche di quelle grezze, da strada, poco studiate nei laboratori e perciò sorprendenti e destabilizzanti.

I Beatles si stavano separando? Perché mai approfittare del vuoto così creatosi lanciando a raffica dei brani da classifica...? - Ho fatto un mucchio cencioso dei miei abiti più luccicanti per scaldarmi le ossa / Ho ridotto al silenzio la mia radio. Nulla poteva essere meglio del preparare con calma (due milioni di ore) Sticky Fingers, l’album del passaggio dalla Decca alla Rolling Stones Records, lasciando nel cassetto (che immaginiamo esterrefatto) montagne di inediti già registrati compiutamente.
Esisteva però l’obbligo contrattuale di un ulteriore singolo per la vecchia casa discografica, ma per evitarne la pubblicazione i nostri presentarono Cocksucker blues, assolutamente improponibile per quanto mitigato da qualche accenno bucolico - Ho avuto maiali nella fattoria / E ce n’è, ce n’è di quelli che vanno benissimo. Con la laconicità tipica delle sequoie e degli inglesi, la Decca non incise la canzone però rese disponibili testo e spartito per chi avesse voluto suonarsela da solo.
Ma quali erano stati gli step? Dopo una stagione di algidi esperimenti psichedelici, gli Stones avevano attraversato con passo svelto il country acido (Beggars Banquet) per poi virare con decisione verso Sud, tornando al blues. Con un’insidia: la direzione fu scelta da Mick Jagger, ma la bussola era in mano a Keith Richards...

L’ultimo album di studio per la Decca era stato, nel novembre 1969, Let it bleed, che con i suoi 7 inediti effettivi (su 9 brani) avrebbe dovuto contrastare Abbey Road dei Beatles (17 inediti): era però aperto dalla strepitosa Gimmie Shelter, autentica instant classic che però non venne messa su singolo. Allora fu forse pubblicata la title track? Nemmeno: anzi, con singolare puntiglio gli Stones non la eseguirono mai per tutta la durata del tour promozionale dell’album. Dopo un quarto d’ora di gloria per essersi sentita la regina dell’LP, la canzone Let it bleed si ritrovò ad essere solo e semplicemente l’ultima traccia della prima facciata, pronta a timbrare il cartellino come un onesto travet ogni volta che il disco veniva messo sul piatto (...finché non venne gettata improvvisamente sul palco all’inizio degli anni ’80).
- Sto per rompere tutte le tue finestre di vetro / E con un pugno attraverserò la tua porta rivestita d’acciaio. Impigliati in una tela da loro stessi tessuta gli Stones si misero a giocare con la violenza, ma la violenza non è capace di giocare: durante il free-concert che diedero ad Altamont (dicembre 1969) uno spettatore nero che agitava una pistola risultata poi scarica fu ucciso da uno degli Hell’s Angels assoldati come servizio d’ordine (!) in cambio di birra gratis a volontà: fu allora che gli Stones smisero di andare in giro per dedicarsi esclusivamente alle dita appiccicose…
Da Beggars Banquet (1968) a Exile on Main St. (1972) sono ben cinque gli album degli Stones con copertine di fantasia, prive di Mick Jagger - Non riesco ad abbaiare e neppure a mordere. Sicuramente però ci furono molte riunioni allorché la Decca, per uscire dall’impasse dovuto alla mancanza di materiale, decise di pubblicare (settembre 1970) il live Get yer ya-ya’s out!, perché lì qualcosa di vivo era opportuno che comparisse: si optò per il batterista con in mano una chitarra, mentre i tamburi erano in groppa a un asino lungo una pista di aeroporto in scala ridotta.

Intanto i famosi due milioni di ore stavano per consumarsi e urgeva trovare un simbolo identificativo per la nuova etichetta. Quando il grafico John Pasche presentò il poi mitico logo "Tongue and Lip” Mick Jagger commentò: “Potevi impegnarti di più” - Ascoltami mentre faccio risuonare delle grandi campane -. Invero risuonò di tutto quando apparve la copertina di Andy Warhol con la vera chiusura lampo applicata alla riproduzione di un paio di jeans. Abbassandola si passava agli slip da cui occhieggiava un testicolo. Sticky Fingers era finalmente (aprile 1971) diventato realtà: fu estratto il singolo Brown Sugar / Bitch e lì gli Stones, privi di pantaloni, in un parossismo di autoreferenzialità si coprivano le pietrose nudità proprio con la suddetta copertina - Ho preso delle brutte abitudini / Prendo il tè alle tre -.

Foto: Rolling Stones (1969)

Nella sola Inghilterra venne aggiunto sul lato B il bonus di Let it rock, un rockettino primi ‘60 firmato Anderson. Per interi tour negli anni ‘70 non resisteranno alla tentazione di iniziare i concerti proprio con quella canzone misconosciuta, peraltro mai inclusa neppure in qualche antologia del senno di poi. D’altronde nel 1969 avevano aperto l’epocale concerto di Hyde Park (quasi mezzo milione di spettatori) con l’unica esecuzione conosciuta di I’m yours, she’s mine, di cui nessuno (neppure i diretti interessati) ha mai saputo indicare gli autori: forse Mick Jagger e Keith Richards medesimi, forse Johnny Winter... - Puoi mandarmi fiori morti ogni mattina.

Tutto aveva ripreso a a girare per il verso giusto e più in là gli Stones, avendo gettato la chiave del cassetto di cui all’inizio, daranno alle stampe lo sciamannato Jamming with Edward, ovvero brani improvvisati aspettando che uno dei chitarristi scendesse giù dal letto (dalle note di copertina, firmate Jagger).
E le donne? - Lei si sta esercitando nell’arte dell’inganno / L’ho potuto intuire dalle sue mani macchiate di sangue -. Non solo: - Lei mi ha soffiato il naso -.

Mick era più innamorato di se stesso che di qualsiasi altro essere capace di respirare e muoversi: del resto aveva già provato tutte le varianti possibili del sesso con un’unica casella della collezione restata forzatamente vuota, la casella dell’incesto. Stava probabilmente rimuginando su queste cose quando ad una festa gli apparve Bianca Perez Moreno de Macias, molto più di una sorella: una gemella! (Unica differenza il sorriso, dotato di un numero di denti lievemente superiore). Con tipica esagerazione da rockstar Mick decise addirittura di sposarla, ma inevitabilmente avrebbe prima o poi rotto quello specchio perché sapeva bene quali erano le vere costanti della sua vita: - Stavo sognando il meccanismo di una steel guitar ...

Ladies and gentlemen, it’s the Rolling Stones!

(I versi in corsivo sono tratti da brani del periodo)