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Introduzione
Critica
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Popol Vuh / Florian Fricke

di Filippo Bordignon
Dal kraut rock ai lavori da solista tra sperimentazione etnica e ricerca della spiritualità, attraverso il sodalizio con Werner Herzog, fino alla scomparsa nel 2001. Il recente ciclo di ristampe della SPV dedicato ai Popol Vuh ci riporta a parlare di Florian Fricke.

Nel giardino dei Faraoni

“(…) Nell’apparato propagandistico del capitalismo la musica s’incarica di stendere un velo che serva a coprire la ragione, a impedire di scegliere e decidere. Gran parte del pop americano e inglese si ritrova in quest’ambito deteriore, dove l’arte dei suoni diviene corruzione o appare in stretto accordo con essa”.

Chi credeva Florian Fricke un "quiet man" buono per album proto-new age o colonne sonore per film d’essai, avrà motivo di ricredersi dopo la durezza della dichiarazione su riportata. I dolorosi occhi di Florian combatterono una guerra romantica ed impari, quella dell’uomo contro il sistema che lo contiene, contro la moda di una religiosità pronto-cassa (oggi disponibile pure al supermarket in anonimi cd di rilassamento), contro la plastica e il machismo del pop/rock istituzionalizzato (“Il clamore sollevato da un complesso come i Deep Purple è di per sé stesso distruttivo”). Fu uno scontro destinato al fallimento (citando il lungometraggio Segni di vita di Werner Herzog: “Nella sua ribellione aveva iniziato qualcosa di titanico poiché l’avversario era più forte di lui; così aveva fallito, come tutti i suoi simili”) che lasciò sul campo di battaglia una serie di album emozionanti e spesso innovativi, oggi rimasterizzati con l’aggiunta di qualche bonus track dalla tedesca SPV. Ironia della sorte: le eleganti riedizioni in digipack vengono dalla stessa etichetta di Bad Religion, Skinny Puppy e Type O Negative. Ma ciò che importa sono i fatti.

Florian Fricke nasce il 23 marzo del 1944 a Lindau, città tedesca a confine tra Austria e Svizzera avvolta dalla magica atmosfera del Lago di Costanza. Quindicenne, s’iscrive al conservatorio di Baviera dove studia pianoforte. Durante gli anni ’60 amplierà lo spettro delle sue conoscenze interessandosi al jazz e alla musica elettronica d’avanguardia che, grazie soprattutto al carismatico Karlheinz Stockhausen, stava vivendo il suo momento di massimo splendore. Nel ’67 partecipa come assistente tecnico nel sopra citato Segni di vita del regista e amico Werner Herzog, per il quale è chiamato anche a interpretare un cameo nella parte di un soldato che spende le sue giornate suonando il pianoforte. Segue un periodo di intensa peregrinazione attraverso Africa, India e Nepal. Approfonditi gli studi in merito alle religioni orientali, all’archeologia e al canto mantrico delle scuole tibetane è pronto per incanalare la sua curiosità esistenziale nel mondo della musica (qualcuno vocifera che una promettente carriera di concertista sia stata compromessa a causa di problemi alle articolazioni delle mani).

Nel ’70 vengono formati i Popol Vuh che esordiscono con l’album Affenstunde (Liberty) prodotto dall’americano Gerhard Augustin con la moglie di Florian, Bettina, responsabile anche della maggior parte delle scelte grafiche nelle copertine degli LP. Affenstunde ed il seguente In Den Gärten Pharaos (Pilz, 1971) calcano la formula prevalentemente strumentale delle opere elettroniche "krautrock" vigenti al tempo (una lunga suite per lato di cui una incalzante e percussiva mentre l’altra meditativa e trasognante). I lavori sono interpretati dal percussionista Holger Trülzsch mentre Florian e Frank Fiedler si occupano di un dispendioso e ingombrante sintetizzatore modulare Moog che, al tempo, erano in pochi a possedere e saper gestire con cognizione di causa (viene in mente l’americana Wendy Carlos - al tempo ancora "Walter"). Le divagazioni stellari dei Tangerine Dream di Electronic Meditation e Alpha Centauri sono qui integrate in un contesto bucolico impedendo la catalogazione perfetta nelle fila dei "corrieri cosmici". Testimonianza di questo primo periodo la storica apparizione alla trasmissione Beat Club poi inserita nel documentario Rock in Deutschland.

Superata elegantemente la boa delle prime due opere il Nostro è pronto per sacrificare elettronica e sovrastrutture (ma il suo Moog tornerà utile a Froese & co in Birth Of Liquid Plejades, dal terzo album dei Tangerine, Zeit) al fine di pervenire ad un sound alla radice delle forme spirituali tanto diligentemente indagate. Forte di una serie di strumenti etnici collezionati lungo i suoi viaggi Florian allestisce una formazione nuova di zecca comprendente, tra gli altri, la soprano coreana Djong Yun e il chitarrista della space-rock band Gila, Conny Veit (l’anno successivo Florian parteciperà al loro Bury My Heart At Wounded Knee). Il cambio di rotta elettro-acustico testimoniato da Hosianna Mantra (Ohr, 1972) rende possibili delicati acquerelli tratteggiati da pianoforte, oboe e violino ai quali la voce della Yun conferisce ulteriori attribuiti angelici. Dalle deviazioni nichiliste di questo mood attingeranno This Mortal Coil e Cocteau Twins, così come dai presupposti di questo feeling etereo e multi-etnico saprà sviluppare qualche buona intuizione Michael Cretu con i suoi Enigma, vent’anni più tardi. Certo, Fricke non fu il primo. In quello stesso periodo altri musicisti tedeschi come gli Yatha Sidhra (con Meditation Mass), il polistrumentista Stephan Micus e gli Embryo guardavano alla musica sacra orientale (o magari semplicemente alla musica etnica) come punto di partenza per lo sviluppo di nuove contaminazioni. Tuttavia ascoltando gioielli d’irripetibile perfezioni come Kirye o il Maelström morbido Ah! è indiscutibile la sovranità di Fricke nell’ambito di un nuovo genere acustico. La placida arrendevolezza all’incedere del destino espressa in Abschied sa riconciliare il più cinico ascoltatore con le asperità del mondo, attraverso una musica da camera intima e universale al contempo.

Il successivo Seligpreisung (Kosmische Musik, 1973) approfondisce lo studio intorno alle possibilità dei mantra pur avvalendosi di estratti dal Vangelo di Matteo, condendo la formula con maggior dinamismo e un tocco di psichedelica grazie agli assoli dell’Amon Düül II Daniel Fichelscher (inaugurando una collaborazione che si spingerà fino al ’95). Poi è la volta di un’altra opera miliare a titolo Einsjäger & Siebenjäger (1974, per l’italiana PDU) con veri e propri inni alla gioia (King Minos) e ambiziose composizioni bagnate nel lago di un progressive mai fine a sé stesso (i venti minuti della titletrack in chiusura). Con il successivo Das Hohelied Salomos (United Artist, 1975) si mettono in musica alcuni dei Salmi del Re Salomone; la proto-world-music di Fricke torna a inabissarsi con grande maestria nelle atmosfere di epoche lontanissime con l’ennesimo connubio tra grandiosità (certo derivata dal Wagner di Das Rheingold) e momenti di raccolta mestizia (rigore giustificato dalla sua affezione per medioevo e dintorni). Una facezia: in questo periodo il nostro vende l’ingombrante e ormai inutilizzato Moog modulare all’amico e collega Klaus Schulze.

Nel ’76 escono Letzte Tage - Letzte Nächte (United Artists) con il quasi pop della titletrack cantato da Renate Knaup degli Amon Düül II e Yoga (registrazione di due jam session con musicisti indiani pubblicata illegalmente dall’italiana PDU e poi ufficializzata). Brüder Des Schattens, Söhne Des Lichts (Brain, 1978) sarà il punto di partenza per la realizzazione della colonna sonora del Nosferatu di Herzog. L’omonima suite d’apertura è forse uno degli episodi più ispirati e riassuntivi di tutta la discografia frickiana: in un estenuante susseguirsi di ombre abissali e luci accecanti si tratteggiano paesaggi metafisici attraverso un pathos semplicemente inspiegabile. Il passo successivo è l’oscuro e malinconico Die Nacht Der Seele (Brain, 1979) nel quale alcuni intravedono le prime stanchezze compositive dell’ensemble. Grazie alla magniloquenza delle cento voci della Corale dell’Opera Bavarese Sei Still, Wisse Ich Bin (‘81, per la Innovative Communication di Schulze) fa sperare ad un secondo decennio ricco di opere memorabili. Purtroppo il successivo Agape - Agape (Uniton, 1983) porgerà il fianco alle accuse di manierismo spirituale. Si tratta di slavate composizioni indianeggianti senza il benché minimo guizzo di ingegno, buone giusto (queste sì) per esercizi di meditazione casalinga.

Il resto segue questa linea: Spirit Of Peace (Cicada, 1985) e For You And Me (Milan, 1991) scorrono lentamente e odorano di new age e poco altro. I tentativi di aggiornamento attraverso ritmiche più coinvolgenti in City Raga (BMG, 1995) e persino dance in Shepherd’s Symphony (Mystic Records, 1997) non sortiscono il risultato sperato; il nome Popol Vuh sembra intenzionato a seguire la strada degli ex-allievi Deep Forest piuttosto che tentare di proseguire per la propria.

A conclusione le registrazioni dello spettacolo multimediale Messa di Orfeo (Spalax, 1999) per il festival d’Arte Contemporanea di Molfetta (Bari) con il recitato dell’attrice Guillermina De Gennaro e una serie d’improvvisazioni d’atmosfera che inseguono estasi difficilmente raggiungibili. Scartando le varie compilation e cofanetti antologici restano da segnalare -per i collezionisti- l’album solista Florian Fricke Spielt Mozart (Bell, 1991) e la raccolta di rarità e remix Future Sound Experience (Mystic Rec., 1999).

Capitolo a parte meritano le colonne sonore. Le cose più meritevoli sono certamente le musiche per i film di Herzog. Si parte con Aguirre, furore di dio (colonna sonora titolata Aguirre, ’76, Cosmic Music) nel quale un ispiritato Klaus Kinski veste per la prima volta i panni del folle che vuole ribaltare il mondo, tanto cari al cineasta bavarese. Si prosegue con il mediometraggio La grande estasi dell’intagliatore Steiner, mai ufficialmente pubblicata in cd. Florian appare inoltre nello struggente L’enigma di Kaspar Hauser vestendo i panni di un pianista cieco in una lacerante interpretazione dell’Agnus Dei.

Altri esempi di perfetta comunione tra immagini allucinate e paesaggi sonori di rara desolazione verranno composti (o talvolta prelevati da album precedenti e riadattati) per Cuore di Vetro (Herz Aus Glas, Brain, 1977), Nosferatu (Egg, 1978), Fitzcarraldo (Zyx Music, 1982) e Cobra Verde (Milan, 1987). Tutti i film sopra esposti sono disponibili in dvd per la lodevole RHV. A chi volesse addentrarsi nella lettura del "Popol Vuh" - libro sacro degli indiani Quiché ispiratore del nome dell’ensemble- si consiglia la traduzione edita nel ’98 dalla Bur.

Il 29 dicembre del 2001 Florian si spegne nel sonno, a causa delle complicazioni avute dopo un infarto. Investigate le possibilità di una musica elettro-acustica rivolta all’anima, lascia un eredità artistica da tramandare con il rispetto che si riserva al Dio senza volto dipinto nei suoi affreschi sonori.