
Richard D. James, conosciuto anche con una decina
o più di pseudonimi tra i quali Aphex Twin, è stato nel decennio
scorso una personalità e un punto di riferimento abbastanza importante
per quanto riguarda la musica elettronica inglese.
Come la maggior parte degli artisti, è stato ampiamente sopravvalutato
all'epoca; ciononostante ha donato alla pubblica fruizione, a mio avviso,
quattro dischi meritevoli.
Sto parlando dei due ottimi Selected Ambient Works (1993 e 1994), di questo
disco e del fantasma Melodies from Mars (quest'ultimo non mi risulta sia mai
uscito ufficialmente).
Le sue influenze dirette più importanti sono forse state: il breakbeat,
l'ambient music, i confratelli della scena Warp, house e techno, e anche
un po' di trip-hop e drum-and-bass.
Per quanto riguarda le influenze indirette posso citare: industrial, musique
concrète, kraut rock (sarei tentato di mettere Roedelius tra le influenze
dirette).
All’inizio degli anni 90 si è cominciata a diffondere la nuova
ondata elettronica (Autechre, LFO, Nightmare on Wax, Fuse, B12, Black Dog, Orbital,
etc.), la cosiddetta “intelligent techno”, chiamata in questo modo
per distinguerla dalla techno "brutale e acefala" delle disco e soprattutto
dei rave party.
Vista oggi, e per cui con quel minimo di distacco necessario all'obiettività,
questa “ondata intelligente” si rivela niente più che una
moda dell'epoca destinata a sprofondare con il tempo e a non reggere il peso
degli anni. Purtroppo, come si sa, i prodotti artistici appena escono non sono
mai giudicati equamente (errori di parallasse: una cosa vicina sembra più grande
SOLO perché è vicina) e bisogna aspettare anni (decenni) per avere
un quadro chiaro. In realtà, secondo me, sono pochissimi i dischi e gli
artisti di quel genere musicale che sopravviveranno al dio Crono.
È
il caso di I care because you do, un album di musica elettronica
prodotta con sistemi analogici opportunamente modificati in modo da suonare "storti", "malaticci", "curiosi", "inquietanti".
Un album che trascende l’ambiente dal quale proviene (techno/chillout
da discoteca, ballo/sballo) mediante sperimentazioni timbriche, ritmiche,
strutturali che decontestualizzano il genere e lo portano verso lidi meditativi/introspettivi
mai frequentati prima.
L'autore disvela la sua genialità e ironia componendo gioiellini definibili
come toy-music o do-it-yourself music. Tutto sembra fatto in casa e al contempo
ben progettato e studiato. C'è sempre una notevole ricerca sonora sulle
forme d'onda, sulla struttura dei pezzi e sulla ritmica.
Qui e nei Selected Ambient Works abbiamo un esempio di come una buona idea
possa essere sviluppata solo a partire da strumenti autocostruiti e un quattro
piste. C'è un grosso rumore di fondo, il disco "frigge"...
Pieno di ironia, divertente malinconico maestoso inquietante giocoso ingenuo. È molto
orecchiabile, ma non è "commerciale". Ovunque c'è l'elemento
fastidioso-interferenziale.
Il primo brano, Acridavid Jam Shred, presenta un ritmo breakbeat dalle timbriche
originali e interferenze varie a cui si aggiunge, spesso a poco a poco, una
melodia eterea situata in un limbo tra il classicheggiante e l’ambientale. È un’ottima
introduzione perché riassume tutti i tratti salienti del disco.
La ritmica breakbeat è presente anche in Ventolin e Cow
Cud Is A Twin.
Alcuni brani sfoggiano invece una techno stile Analogue Bubblebath, se pure
con timbriche più accattivanti (è il caso di Wax the Nip,
Come on You Slags!, Start as You Mean to Go On).
Le melodie eteree classicheggianti sono presenti in quasi tutti i pezzi dell’album
(Acridavid Jam Shred, The Waxen Pith, Start as You Mean to Go On, Wet Tip
Hen Ax) e hanno la loro apoteosi nell’ultimo brano (Next Heap
With).
Un cenno particolare meritano, oltre alla già citata open-track, i seguenti
quattro brani.
Ventolin, l’unico momento ostico dell’album, è caratterizzato
da un fischio incessante che ossessiona l’ascoltatore dall’inizio
alla fine, da una melodia quasi inesistente e da timbriche malate.
Mookid (Moon-Kid? Bimbo lunare???), giocosa, ironica, miagolante, potrebbe
fare da sfondo a un cartone animato giapponese.
Alberto Balsalm, uno dei brani più famosi di Aphex, presenta una melodia
più articolata che non si risolve in un loop melodico etereo: lo si può anche
fischiettare.
Cow Cud Is A Twin, il mio preferito, sconfina nella musique concrète.
L’inizio, registrato in “bassissima fedeltà”, sembra
la colonna sonora di un cantiere o una officina in cui si lavora, si martella,
si urla. Successivamente, da quella idea iniziale, si sviluppa un divertente
e ironico breakbeat.
L’impressione è che questo disco suoni distante, come se si ascoltasse
qualcosa da dietro una porta chiusa o sotto l'effetto di droghe. In primo piano
la pressione timbrica (sempre "storta" o almeno stravagante), in secondo
piano (come un fantasma o un'eco lontana o un ricordo soffuso o un flusso
di coscienza) la melodia: dolce, accattivante, semplice e complessa al tempo
stesso,
ripetitiva ma mai banale o noiosa. Un piccolo baco che si insinua nella mente
dell'ascoltatore.
Se vogliamo trovare un difetto a questo album, possiamo dire che la lunghezza
delle tracce è purtroppo livellata sui 5 minuti.
Infine, “I care” rappresenta il testamento di Aphex, il suo ultimo
atto. Dopo non riuscirà più a produrre dischi degni di nota. Usciranno
a suo nome solo scarti o remix.
(8.0/10)