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Aphex Twin - ...I Care Because You Do (Elektra/Asylum, 1995)

di Giancarlo Albertazzi

Richard D. James, conosciuto anche con una decina o più di pseudonimi tra i quali Aphex Twin, è stato nel decennio scorso una personalità e un punto di riferimento abbastanza importante per quanto riguarda la musica elettronica inglese.
Come la maggior parte degli artisti, è stato ampiamente sopravvalutato all'epoca; ciononostante ha donato alla pubblica fruizione, a mio avviso, quattro dischi meritevoli.
Sto parlando dei due ottimi Selected Ambient Works (1993 e 1994), di questo disco e del fantasma Melodies from Mars (quest'ultimo non mi risulta sia mai uscito ufficialmente).
Le sue influenze dirette più importanti sono forse state: il breakbeat, l'ambient music, i confratelli della scena Warp, house e techno, e anche un po' di trip-hop e drum-and-bass.
Per quanto riguarda le influenze indirette posso citare: industrial, musique concrète, kraut rock (sarei tentato di mettere Roedelius tra le influenze dirette).
All’inizio degli anni 90 si è cominciata a diffondere la nuova ondata elettronica (Autechre, LFO, Nightmare on Wax, Fuse, B12, Black Dog, Orbital, etc.), la cosiddetta “intelligent techno”, chiamata in questo modo per distinguerla dalla techno "brutale e acefala" delle disco e soprattutto dei rave party.
Vista oggi, e per cui con quel minimo di distacco necessario all'obiettività, questa “ondata intelligente” si rivela niente più che una moda dell'epoca destinata a sprofondare con il tempo e a non reggere il peso degli anni. Purtroppo, come si sa, i prodotti artistici appena escono non sono mai giudicati equamente (errori di parallasse: una cosa vicina sembra più grande SOLO perché è vicina) e bisogna aspettare anni (decenni) per avere un quadro chiaro. In realtà, secondo me, sono pochissimi i dischi e gli artisti di quel genere musicale che sopravviveranno al dio Crono.
È il caso di I care because you do, un album di musica elettronica prodotta con sistemi analogici opportunamente modificati in modo da suonare "storti", "malaticci", "curiosi", "inquietanti". Un album che trascende l’ambiente dal quale proviene (techno/chillout da discoteca, ballo/sballo) mediante sperimentazioni timbriche, ritmiche, strutturali che decontestualizzano il genere e lo portano verso lidi meditativi/introspettivi mai frequentati prima.
L'autore disvela la sua genialità e ironia componendo gioiellini definibili come toy-music o do-it-yourself music. Tutto sembra fatto in casa e al contempo ben progettato e studiato. C'è sempre una notevole ricerca sonora sulle forme d'onda, sulla struttura dei pezzi e sulla ritmica.
Qui e nei Selected Ambient Works abbiamo un esempio di come una buona idea possa essere sviluppata solo a partire da strumenti autocostruiti e un quattro piste. C'è un grosso rumore di fondo, il disco "frigge"...
Pieno di ironia, divertente malinconico maestoso inquietante giocoso ingenuo. È molto orecchiabile, ma non è "commerciale". Ovunque c'è l'elemento fastidioso-interferenziale.
Il primo brano, Acridavid Jam Shred, presenta un ritmo breakbeat dalle timbriche originali e interferenze varie a cui si aggiunge, spesso a poco a poco, una melodia eterea situata in un limbo tra il classicheggiante e l’ambientale. È un’ottima introduzione perché riassume tutti i tratti salienti del disco.
La ritmica breakbeat è presente anche in Ventolin e Cow Cud Is A Twin.
Alcuni brani sfoggiano invece una techno stile Analogue Bubblebath, se pure con timbriche più accattivanti (è il caso di Wax the Nip, Come on You Slags!, Start as You Mean to Go On).
Le melodie eteree classicheggianti sono presenti in quasi tutti i pezzi dell’album (Acridavid Jam Shred, The Waxen Pith, Start as You Mean to Go On, Wet Tip Hen Ax) e hanno la loro apoteosi nell’ultimo brano (Next Heap With).
Un cenno particolare meritano, oltre alla già citata open-track, i seguenti quattro brani.
Ventolin, l’unico momento ostico dell’album, è caratterizzato da un fischio incessante che ossessiona l’ascoltatore dall’inizio alla fine, da una melodia quasi inesistente e da timbriche malate.
Mookid (Moon-Kid? Bimbo lunare???), giocosa, ironica, miagolante, potrebbe fare da sfondo a un cartone animato giapponese.
Alberto Balsalm, uno dei brani più famosi di Aphex, presenta una melodia più articolata che non si risolve in un loop melodico etereo: lo si può anche fischiettare.
Cow Cud Is A Twin, il mio preferito, sconfina nella musique concrète. L’inizio, registrato in “bassissima fedeltà”, sembra la colonna sonora di un cantiere o una officina in cui si lavora, si martella, si urla. Successivamente, da quella idea iniziale, si sviluppa un divertente e ironico breakbeat.
L’impressione è che questo disco suoni distante, come se si ascoltasse qualcosa da dietro una porta chiusa o sotto l'effetto di droghe. In primo piano la pressione timbrica (sempre "storta" o almeno stravagante), in secondo piano (come un fantasma o un'eco lontana o un ricordo soffuso o un flusso di coscienza) la melodia: dolce, accattivante, semplice e complessa al tempo stesso, ripetitiva ma mai banale o noiosa. Un piccolo baco che si insinua nella mente dell'ascoltatore.
Se vogliamo trovare un difetto a questo album, possiamo dire che la lunghezza delle tracce è purtroppo livellata sui 5 minuti.
Infine, “I care” rappresenta il testamento di Aphex, il suo ultimo atto. Dopo non riuscirà più a produrre dischi degni di nota. Usciranno a suo nome solo scarti o remix.


(8.0/10)

01. Acrid Avid Jam Shred
02. The Waxen Pith
03. Wax the Nip
04. Icct Hedral [Edit]
05. Ventolin [Video Version]
06. Come on You Slags!
07. Start as You Mean to Go On
08. Wet Tip Hen Ax
09. Mookid
10. Alberto Balsalm
11. Cow Cud Is a Twin
12. Next Heap With
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