
Molto prima che Manchester diventi Madchester
e battezzi il matrimonio tra cultura dance ed etnia rock, nelle lande piovose
del Nord dell’Inghilterra si aggira un gruppo capace di far ballare
selvaggiamente il popolo mancuniano: A Certain Ratio.
La storia del combo corre contigua a quella della Factory Records, l’indie
label nata nel 1979 dalle menti di Martin Hannet, Tony Wilson e Peter Faville;
i Ratio vi trovano casa, andando ad arricchire un roster nel quale si affiancano
a Durutti Column e Joy Division, dei quali gli A Certain Ratio rappresentano
una sorta di controparte funk.
I punti in comune non sono pochi: stessa città, stessa label e stesso
produttore (Martin Hannet, che mette mano a qualsiasi produzione musicale targata
Factory), quindi identico suono, cavernoso e opaco. Mentre però Curtis
e compagni guardano alla tradizione maledetta del rock (Velvet Underground,
Stooges), i Ratio si deliziano le orecchie con massicce dosi di Stax e Motown,
Parliament e Funkadelic. Bianchi che trafficano in territori prevalentemente
neri, a farla breve.
Per l’album d’esordio, Hannett se li porta a (no) New York, creando
un legame virtuale tra Pil, Gang Of Four e Pop
Group da una parte, Talking
Heads e Contortions dall'altra. La grande mela in questi anni è la
fucina delle nuove ritmiche infatuate di poliritmie funk, e quel brulicante
sottobosco
si materializza nella scena off, ovvero nei locali dei bassifondi, frequentati
tra gli altri da una ninfetta di nome Veronica Ciccone.
È da queste frequentazioni che nasce il clima di To Each... debutto
fulminante fatto di chitarre metalliche e densissime bass lines. Episodi
ricchi di inventiva
e carichi di ritmo come l’africaneggiante Back To The Start e la lunga
e tribale Winter Hill, il post punk tirato di Choir, l’intellettualismo
funk di Felch e Loss, con il cantato di Simon Toppin sciamanico come se fosse
un Ian Curtis (che nel frattempo si era tolto la vita) dall'anima nera.
Questo disco, insieme al successivo Sextet, rappresenta la fotografia di
un’epoca
feconda che ha non poco affascinato le giovani leve newyorchesi. Chi oggi sbava
a ogni Liars, Rapture e compagnia “clonante”, sappia almeno in
quale terra affondano le loro radici.