
Pochi dischi mi hanno sconvolto come Stormcock. Il primo ascolto fu un cataclisma, un incanto, uno shock che si ripercuote ancora oggi. E' un oggetto scuro la cui profondità va scandagliata ad ogni passaggio, la cui leggerezza fluttuante illumina segreti dolci e selvatici, il cui titolo è il nome di un uccello che canta nella bufera. Malgrado la bufera. Attraverso la bufera.
Chi era Roy Harper? Colui che strappò una dedica immortale ai Led
Zeppelin, certo. Meglio però fare qualche passo indietro, alla Manchester
dei cinquanta, a quella trama di grigiore e duro lavoro. La madre morta pochi
giorni dopo il parto. La povertà incallita e senza uscita. Linfanzia
di Roy non fu felicissima.
Intanto il folk, il blues, il jazz e lo skiffle lo attiravano come il miele
le api, ma più forte fu la repulsione per la vischiosa amorevolezza
del cristianesimo, da cui scampò arruolandosi giovanissimo nella RAF.
Non fu una buona idea: linsofferenza per ogni tipo di costrizione lo
portò ben presto oltre la soglia dellesaurimento nervoso, in virtù del
quale il club degli elettroschockati del rock può includere
tra i propri membri accanto a gente come Lou Reed e Peter
Green anche il buon Harper, che pensò bene di non ripetere
lesperienza fuggendo dalla prima finestra disponibile del Lancaster Moor
Mental Institute. Dopodiché, il richiamo di Londra.
Londra, le mille possibilità. Londra, la ribellione. Londra, la galera: conseguenza di follie e scelleratezze tra cui la più epica fu senzaltro il tentativo di scalare la torre dellorologio della St. Pancrace Station (!). Fatta indigestione di libri grazie alla biblioteca carceraria, Roy investì la riacquisita libertà battendo il Nord Africa e lEuropa, per poi tornare nella City ormai culla di una lunare, intensa, eterea rivoluzione copernicana: Al Stewart, The Incredible String Band, John Martyn, Bert Jansch e Donovan sono solo alcuni dei nomi con cui il Nostro si ritrovò gomito a gomito ad incrociare corde e versi, come un animale finalmente vivo. Venne il primo avventuroso album, The Sophisticated Beggar (1966), e venne lattenzione della Columbia per la quale stampò Come Out Fighting Ghengis Smith (1968). Seguirono Folkjokeopus (1969) e Flat Baroque and Berserk (1970), questultimo per la EMI, ma più che dal pubblico Roy veniva guardato con ammirazione dagli stessi musicisti, come dimostrerà lormai famoso tributo zeppeliniano. Del resto Jimmi Page era un amico di vecchia data, al punto da comparire sotto pseudonimo (Flavius Mercurius) nello straordinario Stormcock del 1971.
Scritto in una cadente catapecchia della leggendaria Big Sur durante una pausa del tour americano, lalbum si compone di quattro brani per complessivi quaranta minuti (circa). Harper suona chitarre a sei e dodici corde, e canta ora tarantolato e ora in estasi. Di più: canta come se fosse un dono, un alito di vita.
Le forme del folk elettrificato sono solo una piattaforma di lancio: un galleggìo indecifrabile di campanellini, quel giustapporsi etereo e minaccioso di cori, il baluginare cupo dellorgano e lagro calligrafismo dellelettrica provocano un senso di mistero e vastità che prima in Hors DOeuvres e poi in The Same Old Rock dove la presenza di Page è evidente come un liquore nella trachea raggiunge livelli di irresistibile disequilibrio, con quel precipitare da un quasi garrulo estro psych allombrosità ad angolo acuto - notturna e furtiva - dellinciso, dove il dialogo delle corde è ubriacante e prezioso, profumato doriente e di profondo, e le voci sembrano corpi brancolanti nella nebbia, fisionomie malferme, frenetiche collisioni sentimentali.
Le altre due tracce portano il discorso ad un compimento irreversibile, un reticolo di suggestioni da cui è impossibile districare le umorali istanze del blues dallabbandono crudo del folk, così come la primitività selvaggia del rock dai bruschi, folgoranti intarsi jazz. Questo ci dicono limprovvisa apparizione di un piano, larabesco strinato delle corde, il grido meticcio e corrosivo del ritornello in Old Man Rock And Roll Band.
Ed è lo stesso per il repentino spalancarsi di vertiginose discontinuità nella struttura di Me And My Woman, autentica suite impreziosita da un ampio respiro darchi e fiati (arrangia David Bedford) e vaghi ma sbalorditivi effetti (chitarre in reverse, voce filtrata), in cui tutto sembra altresì girare intorno e condurre alla dissolvenza lacerante del chorus, autodafè spirituale e rabbioso, irredimibili recessi di memoria.
A dispetto di tanta meraviglia, ribadita dai lavori successivi, a tuttoggi Roy Harper è conosciuto al più per aver cantato Have A Cigar nel floydiano Wish You Were Here Un perdente genetico, non cè altra spiegazione: difficile raggiungerlo a meno di un minimo sforzo, un piccolo surplus dattenzione che nellepoca dellinformation overload guarda un po - sembra il più arduo dei gesti.