
Amore e non amore (con i musicisti della futura Pfm) fu l’avvisaglia. Il Lucio nazionale non era solo il ragazzo che faceva innamorare le coppiette dell’Italia post sessantottina e quel ricciolino sorridente del Cantagiro o del Festivalbar. Cioè, era quello, ma era anche altro: prima di tutto uno sperimentatore, un musicista vero che ascoltava la musica che gli girava intorno. Non si fossilizzava nelle “acque azzurre” e neanche tra i “fiori di pesco”. Eppure avrebbe potuto: il consenso arrivava, era amato, anzi, adorato. I nostri Beatles, in definitiva, erano uno solo: Lucio. Ma proprio come i baronetti, un bel giorno Battisti si stufò, allargò i propri orizzonti, andò oltre l'immagine pubblica.
Fu così che Lucio Battisti emigrò metaforicamente in Sudamerica, s'immerse in quei ritmi caldi e passionali, solari e carnali. Come accennato, Amore e non amore spinse Battisti “oltre” l’ascoltatore italiano medio, conquistando i favori del pubblico progressive della prorompente scena nostrana. Anima latina ne fu la prosecuzione psichedelica. Il crimine è compiuto nel 1974. Anima latina compare nei negozi e non si sa neanche in quale vaschetta metterlo: alla voce Lucio Battisti o altrove? Nell’album non figura neanche un potenziale singolo, nessuna canzone o nota che possa minimamente aspirare a velleità da classifica. Il pubblico trema: Battisti è finito! Non sapendo che invece è l’inizio di una nuova era.
Bastano le primissime note di Abbracciala abbracciali abbracciati per addentrarsi in spirali italo-pop venusiane; voce tenue che si impasta con l’elevazione strumentale dei fiati, delle percussioni… quasi una variante italica del wall of sound spectoriano. Poi, l’andamento cristallino di Due mondi, la ritmica obliqua di Anonimo (che prima rasenta un flamenco per poi riprendere il tema de I giardini di marzo), i vertici totali de Gli uomini celesti (con un finale che da solo vale l’intero disco) e della title track (che sembra quasi nata dalle parti di Canterbury…). Nel mezzo, due mini riprese de Gli uomini celesti (per chitarra e voce) e Due mondi (con un emozionante Battisti al pianoforte) e la stravagante Il salame, prima di arrivare alla "Macchina", repentini cambi di tempo con Lucio che nella suite si dimena tra orgiastici turbinii danzerecci, fotografia ideale dell’immagine di copertina. Un trionfo mai più ripreso, ma intelligentemente “commercializzato” due anni dopo, con Ancora tu, nel successivo La batteria, il contrabbasso, eccetera. Alla faccia dei puristi.
01. Abbracciala abbracciali abbracciati
02. Due mondi
03. Anonimo
04. Gli uomini celesti
05. Gli uomini celesti (ripresa)
06. Due mondi (ripresa)
07. Anima latina
08. Il salame
09. La nuova America
10. Macchina del tempo
11. Separazione naturale